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26.05.2019

Quando all’ippodromo a correre erano le bici

A Lonigo il ciclismo ha una lunga tradizione. Il primo reportage ciclistico dalla città risale all’aprile del 1904 e compare nel giornale “La stampa sportiva”. Qui vediamo un gruppo di ciclisti negli anni ’50Giudici di gara e speaker durante una delle tante corse ciclistiche in terra leonicena. Era il 1965I corridori sfrecciano fra le vie cittadine. La gara era valida per la coppa Patronato Pio X del 1947Qui siamo in anni più recenti. Un gruppo di ciclisti della Gs Lonigo negli anni ’70 in posa per il fotografo
A Lonigo il ciclismo ha una lunga tradizione. Il primo reportage ciclistico dalla città risale all’aprile del 1904 e compare nel giornale “La stampa sportiva”. Qui vediamo un gruppo di ciclisti negli anni ’50Giudici di gara e speaker durante una delle tante corse ciclistiche in terra leonicena. Era il 1965I corridori sfrecciano fra le vie cittadine. La gara era valida per la coppa Patronato Pio X del 1947Qui siamo in anni più recenti. Un gruppo di ciclisti della Gs Lonigo negli anni ’70 in posa per il fotografo

Con il Giro d’Italia sboccia la primavera, i “bisi” sono maturi e dolci al punto giusto e per gli appassionati della bici arriva il momento migliore dell’annata ciclistica. Anche i tifosi leoniceni seguono l’evento con attenzione. Qualcuno raggiunge addirittura le vette dolomitiche (in bici i coraggiosi, in auto o in pullman i sedentari) per incitare i corridori che arrancano sui tornanti. La speranza di tutti è che la Corsa Rosa possa attraversare ancora la città, come accaduto numerose volte in passato. La bicicletta è stata inventata nel 1791 dal conte francese Méde de Sivrac e nei suoi due secoli abbondanti di vita ha subito innumerevoli modifiche, passando dal primordiale celerifero ai leggerissimi e super tecnologici modelli dei nostri giorni. È dall’inizio del secolo scorso che l’ingegnoso sistema di locomozione ideato dal conte de Sivrac è entrato nell’uso popolare, sia come pratico ed economico mezzo di trasporto, sia come strumento da utilizzare per la competizione agonistica. Il primo reportage ciclistico da Lonigo risale all’aprile del 1904 e compare nel giornale “La stampa sportiva”. Due le prove in calendario: una volata di 1.900 metri e una “gara di resistenza” di 20 chilometri. Questo l’ordine di arrivo: Ferrari, Verri, Alaimo per la velocità; Alaimo, Verri, Zambotto per il percorso più lungo. I reperti d’epoca raccolti da Riccardo Contro, attento e prezioso collezionista di frammenti della storia leonicena, offrono l’immagine di un ciclismo pioneristico che, nelle sue manifestazioni e nei commenti dei giornali, riflette alla perfezione lo spirito del tempo. Per la grande “Riunione di Corse Ciclistiche” svoltasi nel 1906 al parco Ippodromo erano previsti “premi in denaro, oggetti artistici e medaglie”. Particolarmente ambito “un dono di S.M. Vittorio Emanuele III che a mezzo del ministro Ponzio Vaglia, con una nobilissima accompagnatoria, pervenne ieri al presidente del Veloce Club prof. Micciarelli”. Col passare degli anni i tracciati si allungano e le gare si fanno più impegnative. Il 31 luglio del 1909 si svolge una “Grande corsa ciclistica di resistenza” con percorso di circa 60 chilometri passando per Tavernelle, Villanova, San Bonifacio, Cologna Veneta e arrivo all’Ippodromo. L’avviso precisa che “Le iscrizioni costano due lire e si ricevono presso il signor Angelo Moscan”. Subito dopo la fiera di marzo il parco Ippodromo abdica al suo ruolo di arena equina e si trasforma in velodromo ospitando gare su pista di diversa lunghezza. A raccogliere le iscrizioni per la riunione ciclistica del 1928 è stavolta il signor Gino Pavan, che si può incontrare al Caffè Vittorio Emanuele (antico nome dell’attuale Caffè Borsa) o alla sede del Dopolavoro. Con il fascismo la programmazione delle gare viene affidata alla Gil (la “Gioventù italiana del littorio”) che nell’aprile del 1938 organizza una “Corsa ciclistica su strada riservata ai giovani fascisti”. Il racconto del cronista è preciso e serrato: “Fino alla salita di Bocca di Sciesa il gruppo rimane compatto distendendosi quindi per le non facili rampe, dopo che Danese, che aveva forato a Villa del Ferro, aveva raggiunto i compagni con un inseguimento coraggioso ed oltremodo energico. Nella discesa verso Meledo, Danese è nuovamente attardato da noie ai tubolari, sicché i compagni ne approfittano per accelerare l’andatura. Fioraso a sua volta con azione progressiva e sciolta stacca tutti e giunge solo al traguardo”. Dopo la guerra, viene rifondata la gloriosa Unione Ciclistica di Lonigo e si dà nuovo impulso all’attività agonistica. Un articolo del Giornale di Vicenza del 1951 informa che “L’U.C. Lonigo può contare già su sette corridori dilettanti e quattordici allievi. Tra i primi si mettono in evidenza Maule, Trevisan e Purelli”. Abbandonato definitivamente il parco Ippodromo - riciclatosi nel frattempo come pista motoristica - le corse di bicicletta vengono allestite su tracciato cittadino, da compiere più volte prima di affrontare un’impegnativa salita sui colli. Ai bordi delle strade si assiepa una folla numerosa che attende paziente il fulmineo passaggio dei corridori. Un flash, un frullo colorato che dura un istante, in un pedalare concitato e vorticoso. Più che l’evento sportivo in sé, ad attirare l’attenzione del pubblico è l’allestimento di supporto: l’automobile che precede i corridori dalla quale il direttore di gara annuncia stentoreo al megafono: “Attenzione, corridori in arrivo!”, le motociclette di staffetta, l’ambulanza messa a disposizione dall’ospedale, il palco giallo nel quale si assiepa la giuria e dove si trova la postazione microfonica dalla quale lo speaker Renzo Giannini informa gli spettatori sull’andamento della gara. In formato ridotto, è lo stesso spettacolo offerto in epoca moderna dal passaggio del Giro d’Italia, con le ammiraglie colorate, il codazzo di reporter e di telecamere sulle moto e sull’elicottero. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Lino Zonin
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