Sossano

Prende a botte il figlioletto a scuola, viene fermato dalla maestra

Il figlio non si sarebbe comportato bene a scuola e il padre, per fargli capire che aveva sbagliato, avrebbe alzato le mani. La prima volta lo avrebbe colpito con violenza, la seconda sarebbe stato fermato da un’insegnante che aveva così protetto il bambino. È quanto contesta la procura a A.C., 47 anni (pubblichiamo le iniziali per non rendere riconoscibile il minorenne), cittadino ghanese residente a Sossano; il magistrato, che gli contesta l’abuso di mezzi di correzione, compiuto e tentato, ha chiesto e ottenuto dal giudice l’emissione di un decreto penale di condanna da diverse migliaia di euro. Ma il genitore, che lavora come operaio e che è assistito dall’avv. Massimo Rizzato, è pronto ad opporsi per farsi processare e per dimostrare la sua innocenza direttamente davanti al giudice. 
I fatti, così come sono stati ricostruiti, sarebbero avvenuti a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro nel maggio del 2018, all’interno della scuola elementare di Sossano. Il bambino, che aveva 9 anni, non sarebbe risultato uno studente modello; ma non era nemmeno uno scavezzacollo. Accadeva che non completasse i compiti, o che non si comportasse bene in classe, tanto che le insegnanti lo segnalavano ai genitori.
Nella prima occasione, una maestra aveva riferito al padre di qualche comportamento non adeguato del figlio, quando - alla fine delle lezioni - lui era andato a prenderlo. L’operaio sarebbe andato su tutte le furie ed avrebbe colpito il bambino con violenza, spaventando la stessa docente, che ne aveva parlato con la dirigente scolastica. Qualche giorno dopo il padre era tornato a prendere l’alunno, alla fine della mattinata; gli avrebbe chiesto qualcosa e, dopo la sua risposta, avrebbe tentato arrabbiato di colpirlo nuovamente, ma si era frapposta l’insegnante che lo aveva bloccato e rimproverato, spiegandogli che non doveva assolutamente alzare le mani, e che non era quella la maniera di educare il figlio. Poi il piccolo era tornato a casa con il genitore, ma la maestra era tornata dalla dirigente segnalando anche la seconda aggressione; a quel punto erano stati informati i carabinieri che avevano avviato le indagini, denunciando l’operaio in procura. 
Ora A.C. avrà la possibilità di difendersi, perché si dice certo di non avere violato la legge. In caso di processo, sfileranno i testimoni per fare chiarezza. 

Diego Neri