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11.11.2018

Le scuole di Orgiano fra guerre e politica

Era il 29 ottobre del 1933 quando la nuova scuola venne inaugurata. Nella foto tratta dal libro “La scuola a Orgiano” si vede un momento della celebrazioneSaggio ginnico: Piccole Italiane davanti al palazzo comunale nel 1932. Dal libro “La scuola a Orgiano”Orgiano 1938. Manifestazione ginnica delle Piccole italianeOrgiano anni ’40. La scuola alla fine della seconda guerra mondiale
Era il 29 ottobre del 1933 quando la nuova scuola venne inaugurata. Nella foto tratta dal libro “La scuola a Orgiano” si vede un momento della celebrazioneSaggio ginnico: Piccole Italiane davanti al palazzo comunale nel 1932. Dal libro “La scuola a Orgiano”Orgiano 1938. Manifestazione ginnica delle Piccole italianeOrgiano anni ’40. La scuola alla fine della seconda guerra mondiale

Discussioni politiche, polemiche di campanile, difficoltà economiche, scogli burocratici. E non da ultime, le due guerre mondiali: sono state molte le traversie che hanno contrassegnato la nascita delle scuole di Orgiano. Le riassume con dovizia di particolari Giancarlo Polato nel libro “La scuola a Orgiano”, pubblicato nel 2010 dal Comune e dalla Pro loco. Tutto nasce, spiega Polato, da un divorzio: nel 1909 la frazione di Asigliano, dove c’era una scuola elementare, diventa Comune autonomo. Tutti i bambini di Orgiano e delle frazioni di Teonghio e Pilastro devono quindi frequentare la scuola del capoluogo, ospitata in alcuni locali del municipio. Il problema di un nuovo edificio diventa pressante, le comunità di Teonghio e Pilastro insistono per avere anch’esse una propria scuola. In due consigli comunali del 1912 e 1913, sindaco Giulio Dalla Banca, si definisce la soluzione: saranno costruiti tre nuovi fabbricati, uno in centro e due “in campagna” (cioè nelle frazioni), per una spesa totale di 100 mila lire. L’iter viene avviato, ma la prima Guerra mondiale blocca tutto, lo stesso municipio viene requisito per farne un ospedale militare. Il dibattito sulle scuole riprende nel 1922, ma solo nel 1928 il podestà Luigi Cremonese prende in mano la situazione, decretando di dare priorità al progetto, redatto dall’ingegner Luigi Biasin, per il nuovo edificio in centro. Spesa prevista, 450 mila lire. Si avviano i lavori in via Perara, non facili per problemi tecnici (si scopre la presenza di acqua nel sottosuolo) ed economici, perché viene alla luce un “buco” di 127.083 lire. Il podestà ferma il cantiere e chiede spiegazioni, intanto il tempo passa. Il problema economico verrà risolto ricorrendo a istituti di credito, e finalmente si può proseguire. L’inaugurazione, alla presenza delle autorità, avviene il 29 ottobre 1933; le lezioni sono già cominciate il primo del mese. «Insegnanti e alunni – scrive Polato – restano incantati davanti alla magnificenza della scuola, corridoi ampi e ariosi, porte e finestre maestose, pavimenti in palladiana lucidissimi, otto aule grandi e luminose, tre stanze minori, servizi igienici e impianto di riscaldamento modernissimi, acqua corrente, illuminazione elettrica degli ambienti, muri delle aule e dei corridoi per un’altezza di 180 cm tinteggiati ad olio e lavabili». Praticamente l’edificio più moderno del paese, nonché di grande eleganza, con le quattro colonne della facciata e la torretta con l’orologio. Polato arricchisce la sua ricerca riportando la testimonianza di chi quell’evento lo ha vissuto. È di Cesare Porto, classe 1909, storico sacrestano e campanaro della parrocchia di Orgiano: «All’inaugurazione della scuola nel 1933 ero presente anch’io. Quel giorno compivo 24 anni. C’era molta animazione in paese, affluiva gente da ogni contrada. Il cortile e la strada al di là della cancellata erano gremiti di uomini, donne e ragazzi che non volevano perdersi la cerimonia. Sul pianerottolo alla sommità della gradinata stavano le autorità. Ai lati erano schierate le rappresentanze delle associazioni con bandiere e gagliardetti. Dopo il saluto del podestà, Luigi Cremonese, prese la parola l’arciprete don Antenore Bonan che pronunciò un discorso memorabile vibrante e completo. Era uno splendido oratore che sapeva affascinare con la sua eloquenza chi lo ascoltava». Nella nuova scuola tutto funzionò per qualche anno (a parte qualche intoppo, come la necessità di donare nel 1936 la cancellata in ferro allo Stato, a corto di materie prime), poi si ripresentò il problema degli spazi, perché le pur grandi aule non bastano per i 400 alunni. Così si torna a parlare di una scuola anche per le frazioni: a Pilastro, in particolare, nel 1938 comincia a funzionare la scuola elementare, quattro classi ospitate in locali privati. L’anno dopo si crea un consorzio con il Comune di Sossano per erigere la scuola a Pilastro, ma interviene un nuovo, pesantissimo stop: la seconda Guerra mondiale, durante la quale la scuola del capoluogo viene requisita dalla Wehrmacht per metterci soldati e materiali. Si dovrà provvedere poi a lavori di riparazione dei danni dovuti anche allo scoppio di una mina nel seminterrato. Per Pilastro si deve attendere il 1949, quando il Comune, d’intesa con Sossano, vara un progetto da 9 milioni di lire. Se ne realizza solo il primo stralcio, dove si sistemano due classi. Una boccata d’ossigeno arriva dalla legge che nel 1954 concede finanziamenti agevolati per l’edilizia scolastica. Il Comune vorrebbe completare il progetto, ma il Genio civile di Vicenza non è d’accordo e rilancia con un altro progetto da 14 milioni. Metà del costo è coperto da un vecchio mutuo da 7 milioni per la scuola di Teonghio, ormai accantonata, il resto da un mutuo della Cassa depositi e prestiti. I Comuni acconsentono e il 18 dicembre 1961 si inaugura la scuola di Pilastro. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Isabella Bertozzo
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