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15.06.2019

Travolta e uccisa, catturato anche il fuggitivo

L’altro giorno, alla vista dei carabinieri, era fuggito tra i tetti e i vicoli del suo quartiere, il rione Luzzatti di Poggioreale. Un inseguimento da film che si era temporaneamente concluso con la ritirata dei militari. In realtà solo una strategia, perché quella di Enrico Pace, 29 anni, accusato dell’omicidio di Mihaela Stoicescu, è stata una fuga durata ancora poche ore. Il bandito è stato infatti arrestato ieri mattina, sempre nei dintorni del quartiere dove viveva, grazie ai carabinieri del nucleo investigativo di Vicenza coadiuvati dai colleghi di Napoli. Pace, che verrà trasferito nel carcere Due Palazzi di Padova, dove nei prossimi giorni verrà interrogato dal giudice per le indagini preliminari, è ritenuto responsabile, assieme a Maurizio Buoniconti, 45 anni, pure lui di Poggioreale, e arrestato l’altro giorno, non solo dell’omicidio della donna di 50 anni di origine romena, avvenuto a Noventa il 13 marzo scorso, ma anche di rapina aggravata e riciclaggio. Stando a quanto ricostruito finora dalle indagini dei militari dell’Arma diretti dal colonnello Alberto Santini e coordinati dal pubblico ministero Angelo Parisi; Buoniconti e Pace non sarebbero affiliati a nessuna organizzazione criminale e anche per questo la fuga del 29enne ritrovato e arrestato ieri avrebbe avuto le ore contate, poiché priva di appoggi e solide coperture in grado di poter mettere al riparo il piccolo malvivente dalla cattura degli investigatori. Ora però, bloccati entrambi i presunti responsabili del fatto accaduto tre mesi fa a Noventa, resta comunque da far luce su diverse zone d’ombra che accompagnano l’arresto della coppia. La prima: Pace e Buoniconti, provenienti da Napoli, come hanno fatto ad andare a colpo sicuro seguendo la vettura e gli spostamenti della Stoicescu e della nipote, Alexandra Marasescu, che quel giorno si stavano spostando per compiere alcuni prelevamenti di denaro contante in diverse zone della provincia? La seconda: i due piccoli criminali hanno agito basandosi solo su alcune informazioni e soffiate raccolte autonomamente, oppure esistono altri complici che ne hanno supportato l’azione e poi anche la fuga? Insomma, accertato che la coppia non farebbe parte di un sodalizio criminale in grande stile, tipo mafia o camorra; è comunque possibile facessero parte di una banda più ampia di “pendolari” della malavita? Oltre a quanto finora emerso dalle indagini dei militari del nucleo investigativo potrebbero essere determinanti le parole dei due arrestati anche se Buoniconti, ieri, si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande del gip. Un’altra pista che sicuramente verrà ulteriormente monitorata sarà quella che porta al 37enne napoletano, residente a Mantova, che i carabinieri hanno indagato per concorso in rapina: sarebbe stato lui infatti a offrire vitto, alloggio e supporto logistico ai suoi due concittadini prima e dopo il raid di Noventa. Ma il suo compito si è concluso lì, oppure la sua presenza è stata determinante anche per altri aspetti legati al colpo?. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Matteo Bernardini
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