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19.01.2013

La sfida della Colli Berici Tocca quota 25 milioni

Il presidente Pietro Zambon|
 La cantina Colli Berici
Il presidente Pietro Zambon| La cantina Colli Berici

«Nonostante i tempi duri, la viticoltura rimane un settore in grado di garantire lavoro e reddito». L'affermazione è di Pietro Zambon, presidente della Cantina dei Colli Berici e della società Collis Veneto Wine Group, la holding con sede a Monteforte d'Alpone di cui lo stabilimento leoniceno fa parte.
Dopo alcuni anni resta ben poco delle perplessità con cui i soci della Colli Berici hanno accolto nel 2008 la fusione con la Cantina di Colognola ai Colli e la nascita del nuovo gruppo da 76,2 milioni di euro, di cui 25 milioni vendemmiati a Lonigo. E di quest'ultimi il 20% è frutto dell'export. Anzi, si può dire che quella fase è ormai conclusa, sia a livello tecnico-produttivo che dal punto di vista della percezione da parte dei soci. Non è stato facile mettere assieme due realtà così complesse ma tutti hanno capito che la scelta era obbligata e, adesso, si cominciano ad apprezzare i benefici economici dell'operazione.
Si è fatta largo la convinzione che i profondi cambiamenti nel settore - nuovi impianti, tecniche innovative di coltivazione e di raccolta che hanno portato un calo di produzione e un aumento della qualità - andavano affrontati con opportuni strumenti societari e commerciali.
«Siamo saliti su una macchina più potente, ci abbiamo messo un po' per imparare a guidarla ma adesso corriamo forte e in tutta sicurezza. Se c'era all'inizio qualche disparità di trattamento tra le aziende, ora il rapporto si è fatto più omogeneo e le liquidazioni per l'uva conferita soddisfano ampiamente i viticoltori».
Come è andata l'ultima vendemmia?
«La produzione è più scarsa rispetto all'anno precedente. Un po' per l'andamento climatico, con brinate primaverili e siccità estiva, e in parte per la tendenza mondiale che registra ovunque un calo di produzione. Anche i nostri viticoltori si stanno adeguando, eliminando il vecchio tendone e impiantando vigneti a spalliera, strutturalmente meno produttivi ma in grado di garantire un'alta qualità. Da questo punto di vista l'annata 2012 si annuncia ottima, specie per i rossi, dai quali ci attendiamo grandi risultati. Anche i bianchi si difendono bene, grazie ad una nuova tecnica che si sta rivelando molto interessante: la vendemmia notturna, che consente di controllare fin dall'inizio il ciclo della temperatura e arricchisce il prodotto finale di aromi e profumi».
Sul fronte della qualità, il rapporto con i cugini veronesi è squilibrato: di là l'Amarone, il Valpolicella e il Soave; di qua, i soliti vini, tutti buoni ma quasi anonimi. Come si pensa di rimediare?
«Questa è la sfida più importante che il versante vicentino del Gruppo dovrà prossimamente affrontare. È assolutamente necessario individuare un vino che abbia una personalità forte e un nome in grado di presentarsi in modo vincente sul mercato. Occorre superare le classiche denominazione del Cabernet, del Merlot e del Tocai (o Tai) e creare un rosso importante e di grande personalità. Abbiamo tutto quello che serve per superare la prova: un terreno in ottima esposizione collinare vocato da secoli alla viticoltura, aziende ricche di storia e dotate delle più moderne tecnologie, una holding alle spalle, in grado di garantire assistenza tecnica e supporto commerciale. Assieme al Consorzio dei vini dei Colli Berici ci metteremo quanto prima al lavoro per dare concretezza a questa necessità».

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Lino Zonin
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