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16.06.2019

Interrogato, ma il killer non risponde

Sanitari e carabinieri sul posto dopo l’omicidio di Marianna Sandonà. Nel riquadro Luigi Segnini. ARCHIVIOAl termini dei rilievi la salma di Marianna Sandonà viene portata via
Sanitari e carabinieri sul posto dopo l’omicidio di Marianna Sandonà. Nel riquadro Luigi Segnini. ARCHIVIOAl termini dei rilievi la salma di Marianna Sandonà viene portata via

Ieri mattina, all’ospedale di Padova, il giudice per le indagini preliminari, Matteo Mantovani, ha interrogato Luigi Segnini, il presunto assassino di Marianna Sandonà accusato anche del tentato omicidio di Paolo Zorzi, il 45enne padovano e collega di lavoro della donna che si trovava con lei sabato scorso quando è avvenuto il delitto. L’interrogatorio di garanzia è avvenuto alla presenza dei legali difensori dell’indagato, gli avvocati Lorenzo Pellegrino e Paolo Mele junior. Segnini, che da qualche giorno è cosciente dopo essere uscito dal coma farmacologico in cui versava, ha però preferito non rispondere alle domande del gip non essendo ancora in grado di esprimersi adeguatamente. Le ferite alla gola che lui stesso si è inferto nel tentativo di uccidersi non si sono ancora completamente rimarginate andando così a incidere in maniera determinante nella sua maniera di spiegarsi. Segnini di fatto al momento risponde alle domande tramite i cenni del capo. Rimarrà in ospedale, a Padova, fino a quando le sue condizioni non miglioreranno ulteriormente e potrà quindi essere trasferito nel carcere di San Pio X. Ieri mattina il gip ha contestato al 38enne camionista vicentino, i capi di imputazione di cui è accusato. Segnini, è insomma pienamente cosciente delle accuse formulate nei suoi confronti dalla procura, con il pubblico ministero Hans Roderich Blattner, e ha preso coscienza anche del fatto che Marianna è morta. Nei prossimi giorni, non appena si ristabilirà ulteriormente, non è escluso che il presunto omicida venga risentito dagli inquirenti. Intanto continua a essere ricoverato al San Bortolo, fuori pericolo, Paolo Zorzi, l’amico e collega di lavoro di Marianna che la stava aiutando nel gestire la delicata situazione legata alla separazione con il suo ex fidanzato. Paolo infatti, sabato scorso, si trovava assieme a Marianna proprio per testimoniare che non ci fossero contestazioni nel momento in cui la 43enne consegnava al camionista gli oggetti che lui le aveva chiesto di ritorno. Marianna e Paolo, che erano stati insieme per circa due anni, sette mesi fa si erano trasferiti nell’appartamento di Montegaldella dove è avvenuto il delitto. Dopo Pasqua Marianna aveva però deciso di interrompere la relazione con Paolo. «Lui vedeva solo i soldi. Marianna mi diceva che non le dimostrava più amore. Gli aveva anche detto “guarda che non sono la tua schiava”. Luigi le aveva anche mostrato la pistola che possedeva. Lei gli aveva detto di disfarsene perché aveva paura di quell’arma», aveva raccontato al nostro giornale il papà della donna. Tra i due ex fidanzati, dopo la rottura, i rapporti si erano fatti tesi. Tanto che entrambi per gestire la fine della relazione avevano deciso di rivolgersi reciprocamente a un legale che li seguisse. Ed è stato proprio l’avvocato di Marianna, Giuliano Tiribilli, a suggerirle di avere qualcuno accanto, in grado di farle da testimone, nel momento in cui avesse restituito gli oggetti personali richiesti dall’ex. «Paolo non era l’amante di mia figlia. Le stava solo dando una mano. Non voleva che lo facessi io perché sapeva che ho problemi di cuore e temeva mi arrabbiassi», aveva confermato il papà di Marianna. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Matteo Bernardini
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