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17.04.2019

La fabbrica-dormitorio svelata da un morto

La sede della Lms srl, l’azienda nella quale la morte di un operaio ha fatto scattare indagini. ZONIN L’indagine dei carabinieri ha fatto scattare il sequestro
La sede della Lms srl, l’azienda nella quale la morte di un operaio ha fatto scattare indagini. ZONIN L’indagine dei carabinieri ha fatto scattare il sequestro

È morto in azienda. Anzi no: in casa. Anzi, sono vere entrambe le cose. Hemida Abdelkafi, 42 anni, egiziano, è stato colto da un malore fatale all’interno della “Lms srl” di Almisano. Il suo decesso, avvenuto per cause naturali, ha innescato una serie di controlli che hanno portato al sequestro da parte dei carabinieri di quella che era, di fatto, un’azienda-dormitorio dove non solo lavoravano ma “risiedevano” poco meno di venti operai di diverse nazionalità. Ora l’azienda non è più operativa e quelle persone hanno perso al contempo il lavoro e un tetto. IL DECESSO. La vicenda risale a qualche settimana fa, ma l’indagine dell’Arma è stata ed è tuttora coperta da massimo riserbo, tanto che viene a galla solo ora. Tutto inizia dall’improvviso malore che si è rivelato fatale per Hemida Abdelkafi, un egiziano di 42 anni, che viveva assieme a numerosi connazionali nei locali al piano superiore della “Lms” srl, una ditta di lavorazioni meccaniche e saldature di proprietà di Ali Galal, un cittadino italiano di origini egiziane. Lo stabilimento si trova in via fratelli Cenzato, all’estrema periferia occidentale della città, nella zona industriale Boschetta. Il capannone è costituito da un’area di lavoro al pianterreno e da un piano elevato dove erano stati ricavati gli alloggi. Lì i colleghi di lavoro hanno visto l’amico accasciarsi sul divano mentre si stava preparando a scendere in fabbrica per iniziare la giornata lavorativa. Ogni tentativo di rianimarlo è stato inutile e i sanitari del Suem 118, giunti sul posto a seguito dell’allarme lanciato dai colleghi, non hanno potuto che constatare il decesso. Abdelkafi viveva in Italia da qualche anno e lascia in Egitto la moglie e tre figli. LA SCOPERTA. Il successivo intervento dei carabinieri del lavoro ha portato alla luce delle irregolarità di tipo lavorativo e abitativo tali da giustificare il sequestro dello stabilimento. I dipendenti rimasti senza lavoro sono una quarantina, per la maggioranza egiziani, altri marocchini e serbi. Alcuni di loro hanno rilasciato ai carabinieri delle dichiarazioni che descrivono la loro situazione di lavoro. «Eravamo in 18 a vivere in due appartamenti ricavati sopra la fabbrica - ha racconta ai carabinieri A.A., uno degli operai -. In una stanza c’erano i letti a castello e nell’altra dovevamo arrangiarci per cucinare e mangiare. In fabbrica, poi, si doveva lavorare senza limiti di orario e in condizioni in cui non ci sentivano sicuri». IL SEQUESTRO. Alla luce di quella scoperta e dei racconti dei dipendenti, i carabinieri hanno fatto scattare il sequestro preventivo dell’immobile. «Dopo il primo sequestro, il titolare ha ripreso lo stesso l’attività per qualche settimana - racconta ancora uno dei dipendenti -, ma poi la fabbrica è stata chiusa del tutto. Qualcuno di noi era rimasto a vivere nell’appartamento ma poi ha dovuto andarsene. Adesso siamo senza lavoro e senza casa». Il titolare, raggiunto al telefono, ha dichiarato di non avere «nulla da commentare» rispetto a questa vicenda. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Lino Zonin
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