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12.11.2019

Irregolarità nel piano? Sentenza del Tar sospesa

Una panoramica di Lonigo: si discute su alcune scelte urbanistiche
Una panoramica di Lonigo: si discute su alcune scelte urbanistiche

La battaglia a colpi di carte bollate in corso tra Comune di Lonigo e un gruppo di cittadini che si erano rivolti al Tar per segnalare delle irregolarità nel Piano di intervento urbanistico votato dalla giunta in carica, segna un punto a favore dei ricorrenti. Una sentenza del Consiglio di Stato sospende infatti l’esecutività di una precedente deliberazione del Tar che, dopo aver rigettato l’istanza, condannava i firmatari al pagamento delle spese processuali. L’avvio della vicenda risale al dicembre scorso a seguito del ricorso al Tar presentato dai consiglieri di minoranza Chiara Gianesin e Luigi Tassoni, da Franco Rebesan (assessore nella giunta che nella passata amministrazione approvò il Pat), e da tre privati cittadini che si ritengono danneggiati dall’attuazione del progetto urbanistico. A sostegno della richiesta, i firmatari hanno indicato delle infrazioni a loro avviso presenti nel Piano di intervento relative alle normative regionali sul consumo del suolo e ai permessi di edificabilità, oltre ad altre irregolarità formali riguardanti la procedura seguita nelle fasi di comunicazione al pubblico e di approvazione del dispositivo. In particolare, gli interventi urbanistici del Piano contestati dai ricorrenti riguardano l’edificazione di un fabbricato a uso industriale in via Colombaron da destinare a area di parcheggio per i camper con annessi showroom, officina di riparazioni e vendita ricambi; la realizzazione di un capannone in via per Bagnolo nel quale dovrebbe essere trasferito un supermercato che attualmente si trova in centro città; la costruzione di alcune palazzine a uso abitazione in via Milano e di un altro edificio nella frazione collinare di Monticello. Per quest’ultimo caso si segnala la presunta violazione delle disposizioni del Piano territoriale dei Monti Berici che “impone per l’area la redazione di un progetto di riordino complessivo per restituire identità urbana a un centro abitato interessato nel corso degli anni da interventi disomogenei”. Con una sentenza del 26 aprile il Tribunale regionale ha considerato inammissibile l’istanza di Gianesin e soci “perché vi è un uso improprio del ricorso collettivo”, e ciò in deroga al “principio generale secondo cui ogni domanda, fondata su un interesse meritevole di tutela, deve essere proposta dal singolo titolare con separata azione”. La parte ricorrente è stata condannata in quell’occasione alla rifusione delle spese di giudizio “per la somma di tremila euro per ogni parte costituita”, pari a un totale di circa 20 mila euro. Da qui la chiamata in causa del Consiglio di Stato da parte dei ricorrenti e la sentenza del 10 ottobre che “accoglie l’istanza cautelare e sospende l’esecutività del capo della sentenza impugnata relativo alle spese processuali”. Sospende ma non annulla: la questione del pagamento delle spese processuali resta ancora in aperta. Se ne riparlerà nel corso di una nuova udienza pubblica che il Consiglio di Stato ha stabilito si debba svolgere nel secondo semestre dell’anno prossimo. I consiglieri di minoranza interpretano il pronunciamento del Consiglio di Stato come un riconoscimento della fondatezza del ricorso e annunciano con un avviso in bacheca che con la prossima udienza l’autorità giudiziaria “entrerà nel merito” delle questioni sollevate. Da parte sua, l’ufficio tecnico comunale annuncia che la recente sentenza riguarda solo l’addebito delle spese di legge e che l’iter del Piano degli interventi prosegue regolarmente. La definizione della data di avvio dei lavori che verrà comunicata fra qualche settimana darà il via libera definitivo all’esecuzione degli interventi programmati. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Lino Zonin
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