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11.12.2019

Aprono la tomba di famiglia e la scoprono invasa dall’acqua

Gli operai hanno dovuto provvedere a svuotare la tomba. P.B.
Gli operai hanno dovuto provvedere a svuotare la tomba. P.B.

Apre la tomba del suocero per preparare il posto ad un’altra salma di famiglia e trova il vano completamente allagato: sconcerto e rabbia di una cittadina di Lonigo che lancia l’allarme sulla possibilità di infiltrazioni, anche importanti, nelle sepolture degli anni Settanta e Ottanta nel cimitero del capoluogo. Il fatto risale alla scorsa settimana, quando Caterina Lovato ha raggiunto il cimitero di Lonigo assieme al figlio Matteo per assistere all’esumazione del suocero, morto nel 1974, e sepolto nell’ala sud-est del camposanto. La salma di Colombo Boschi occupava il vano più basso dei tre presenti in una tomba di famiglia degli anni Settanta, apparentemente senza problemi visibili all’esterno. «Colombo era morto ormai da 45 anni, perciò abbiamo pensato che non ci sarebbe stato alcun problema a trasferire i suoi resti in una cassetta», spiega Lovato. Ad accogliere i familiari al cimitero c’erano due operai delle pompe funebri, muniti di attrezzi e di un escavatore per aprire la lapide ed estrarre le tre bare. Si tratta di un lavoro poco piacevole ma tutto sommato di routine. Invece, non appena gli operai hanno tolto la lastra di granito, ci si è accorti subito che qualcosa non andava. La malta che chiudeva il vano appariva scrostata, danneggiata, tanto che i necrofori non hanno fatto alcuna fatica a rompere la copertura. Quello che è apparso sotto lo strato di cemento ha sconcertato i presenti. «Abbiamo visto subito un liquido che riempiva la tomba fino all’orlo», riferisce Lovato «era un’acqua sporca, maleodorante», aggiunge. Gli operai si sono affrettati ad inserire un tubo di plastica nella sepoltura e ad aspirare il liquido, poi hanno iniziato ad estrarre uno alla volta i tre feretri. Quello di Colombo Boschi, infatti, era al livello inferiore. Tutti e tre gocciolavano acqua ed emanavano un forte odore di putrido. «Non sappiamo da quanto le bare fossero in ammollo ma presumiamo da molto tempo perché il legno era pregno d'acqua, marcio - continua la donna -. Purtroppo non abbiamo potuto ridurre le spoglie, abbiamo invece inviato la cassa alla cremazione perché la normale decomposizione non era avvenuta», riferisce Lovato, che chiede al Comune un «controllo mirato» sulle condizioni delle sepolture degli stessi anni, collocate nella medesima zona del camposanto. Anche perché ora il cognato Adalberto riposa nel tumulo appena asciugato e nessuno sa per quanto reggerà la struttura. Il sindaco leoniceno dichiara di non aver ricevuto segnalazioni simili a quella della famiglia Boschi, tuttavia appurerà «con i funzionari dell'ufficio tecnico se vi siano criticità» in quell'ala del cimitero. «Non mi stupisce che sia entrata acqua, se la tomba non è stata impermeabilizzata a dovere. Infatti, la pressione della falda superficiale è talmente forte che può muovere la terra e creare delle fessurazioni, da dove poi penetra nella sepoltura. Dobbiamo ricordarci che Lonigo galleggia su un'enorme quantità d'acqua potabile: d'altronde riesce a dissetare 300 mila persone. Con le intense precipitazioni di queste ultime settimane la falda si è alzata ancor di più e ora spinge a pochi metri dal suolo. Mi dispiace molto per la signora Lovato, però il Comune non ha responsabilità, è il privato che deve provvedere con una camera a tenuta stagna». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Paola Bosaro
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