Nanto

La carriola usata dai profughi nell’esodo ritorna a casa dopo 105 anni

Mariano Carollo con il cimelio montano sul supporto che lo riporterà a Treschè Conca. (Foto A.Maz.)
Mariano Carollo con il cimelio montano sul supporto che lo riporterà a Treschè Conca. (Foto A.Maz.)
Mariano Carollo con il cimelio montano sul supporto che lo riporterà a Treschè Conca. (Foto A.Maz.)
Mariano Carollo con il cimelio montano sul supporto che lo riporterà a Treschè Conca. (Foto A.Maz.)

Dopo 105 anni una vecchia carriola lasciata a Nanto dai profughi dell’Altopiano nella Prima guerra mondiale, ritornerà a casa. A riportarla sarà proprio un cittadino di Nanto, Mariano Carollo che questo fine settimana rifarà a piedi il percorso inverso dei profughi per consegnare la carriola alla comunità di Treschè Conca. 
Nel 1916, quando l’esercito austroungarico cominciò a cannoneggiare l’altopiano di Asiago ci fu il biblico esodo della popolazione che si riversò in massa nella pianura vicentina portandosi appresso quelle poche masserizie che erano riuscite a raccogliere. Molte di queste persone trovarono rifugio nei vari comuni dell’Area Berica. Nanto con la frazione di Bosco diede ospitalità a 577 profughi della comunità di Treschè Conca. Questo è ben documentato nel libro “1916 – 2016 Memorie di un esodo” di due ricercatori di storia locale, Livio Rappo di Nanto e Claudio Panozzo Polo di Treschè Conca, nella ricorrenza del centenario della Prima guerra mondiale. «Ecco che con la riconsegna della carriola, un atto simbolico che si carica di altri significati - precisa Mariano Carollo -, si aggiunge una nuova pagina di storia rimasta fuori da quel libro». 

Il quadro complessivo di quel che è stato il profugato a Nanto fu ricomposto grazie al rinvenimento negli archivi della parrocchia da parte di Livio Rappo, del diario del parroco di allora don Pietro Guarda, il quale aveva censito e trascritto tutti i nomi cognomi e soprannomi dei 577 profughi di Treschè Conca, la composizione delle famiglie e presso quali famiglie erano alloggiati. In base a questi documenti si ritiene che la carriola fosse proprietà di Luigi Panozzo Ostarello, il sacrestano di Treschè Conca che al seguito del parroco don Pietro Dal Cason, trovò ospitalità a Bosco nella grande masseria dei De Benedetti, alloggiato presso la famiglia Giacchin. Il sacrestano era vedovo e morì pochi mesi dopo nell’ottobre 1916 per cui le sue poche cose vennero depositate nella parrocchia di Bosco, tra queste la carriola che per quasi 60 anni fu poi custodita nel granaio della canonica. 

 

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Nel 1982 alla morte dei parroco don Severino Castello, il Gruppo alpini di Nanto fece nella canonica vari lavori di manutenzione nel corso dei quali venne ritrovata la carriola che l’alpino Francesco Cazzaro conservò a casa sua per altri 39 anni finchè un giorno decise di donarla al compaesano Mariano Carollo, figurante della Compagnia dell’Angelo di Carbonara, specializzata in rievocazioni storiche.  «Io non me la sono sentita di tenere per me la carriola per cui ho deciso di riportarla dove era partita rifacendo all’inverso il percorso a piedi - spiega Carollo -. Date le condizioni della carriola, per rendere agevole il tragitto l’ho sistemata su due assi portanti con una nuova ruota, una struttura che poi verrà tolta all’arrivo». 

Secondo il programma, ieri notte Mariano Carollo ha dormito in una tenda fuori della canonica di Bosco e poi questa mattina alle 7 la partenza lungo la ciclabile: arrivo a Vicenza e passaggio per piazza Matteotti, corso Palladio e piazza dei Signori, ripartenza e prima notte a Costabissara. Altre tappe, la seconda notte a Zugliano. Sabato passaggio a Carrè con sosta al monumento dei Caduti quindi a Cogollo paese natale di don Pietro Dal Cason, salita attraverso il sentiero della ex ferrovia e in serata arrivo al centro di Treschè Conca. 
Domenica mattina, infine, la cerimonia di consegna organizzata dai gruppi alpini di Nanto e Treschè.

Albano Mazzaretto

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