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04.02.2020

L’allevamento digitale è da premio

L’allevamento di Luciano Carli è all’avanguardia per tecnologia e per come sono trattati i polli.  MARINILa consegna del riconoscimento a Fieragricola di Verona.MARINI
L’allevamento di Luciano Carli è all’avanguardia per tecnologia e per come sono trattati i polli. MARINILa consegna del riconoscimento a Fieragricola di Verona.MARINI

Più che un allevamento, la sua azienda agricola sembra un’oasi verde dotata di tutte le più moderne tecnologie del settore. Luciano Carli, 44 anni, residente a Vancimuglio di Grumolo delle Abbadesse, è uno dei migliori avicoltori italiani. A dirlo, l’Unione nazionale delle filiere agroalimentari carni e uova (Unaitalia) che, nei giorni scorsi, durante Fieragricola a Verona, ha premiato cinque aziende italiane di carni bianche che si sono contraddistinte per gli investimenti nel benessere degli animali, nella sostenibilità ambientale, nell’innovazione tecnologica e in biosicurezza. «Non me l’aspettavo - commenta l’allevatore 44enne, che ha ricevuto il premio direttamente dalle mani dell’assessore regionale Giuseppe Pan -. Onestamente non ho mai fatto questo mestiere per vincere premi, ma per passione. È stata comunque una grande soddisfazione, soprattutto per i miei genitori». Ad aprire l’Azienda agricola Carli, nel 1971, sono stati proprio papà Agostino e mamma Antonia, partiti con due capannoni e 80 mila capi. «Abbiamo sempre avuto polli da carne. Oggi l’azienda è ancora a Vancimuglio, dove siamo partiti, ma i capannoni sono diventati undici in un’area di allevamento di 14 mila metri quadri, per 280 mila capi. A livello nazionale siamo in pochi ad avere questi numeri». Più che per i numeri, però, il riconoscimento di “Avicoltore dell’anno” è stato assegnato all’allevatore vicentino per il “benessere animale”: la giuria, ha infatti tenuto conto degli investimenti fatti nella struttura nel corso degli anni, che oggi è tra le più all’avanguardia nel panorama nazionale. «Da due anni non usiamo più antibiotici sui polli - spiega Carli, entrato nell'azienda di famiglia nel 1998, che da due decenni lavora con il gruppo agroalimentare Amadori -. Abbiamo ottenuto questo risultato investendo molto sulla tecnologia. Oggi i capannoni sono gestiti tramite la domotica, con schermi touchscreen e strumentazioni ultramoderne. Controlliamo tutto costantemente, dalla quantità di cibo a quella dell’acqua, oltre all’aria, alla temperatura e all’igiene. Siamo solo io e un dipendente, perché ormai l’allevatore è diventato un lavoro tecnico». Tra gli investimenti apprezzati dalla giuria del premio, anche quelli per «gli impianti fotovoltaici, che ci permettono di far andare tutto l’impianto elettrico dell’allevamento con energia pulita. Abbiamo poi piantato 3 mila e 500 piante ornamentali attorno all’area, come barriera naturale contro polvere e odori. L’Arpav per questo ci ha elogiato, descrivendoci come un’oasi verde. Per la costruzione degli ultimi capannoni, circa due anni fa, abbiamo anche ottenuto in Provincia il Via, ovvero la Valutazione di impatto ambientale». La realtà grumolese sembra lontana dagli allevamenti intensivi che, nel corso degli ultimi anni, sono stati al centro di pesanti polemiche e di inchieste giornalistiche a causa delle disastrose condizioni in cui erano allevati i polli. «Purtroppo quelle realtà ci sono - conclude Carli -. O si mettono in regola, o è giusto che chiudano». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Marco Marini
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