La storia

Il convento smart di Lonigo tra frati social, pizze e Youtube

I frati con i volontari che si occupano della gestione della pizzeria “La Porziuncola” all’interno del convento di Lonigo (A. Gregolin)
I frati con i volontari che si occupano della gestione della pizzeria “La Porziuncola” all’interno del convento di Lonigo (A. Gregolin)
I frati con i volontari che si occupano della gestione della pizzeria “La Porziuncola” all’interno del convento di Lonigo (A. Gregolin)
I frati con i volontari che si occupano della gestione della pizzeria “La Porziuncola” all’interno del convento di Lonigo (A. Gregolin)

Non è un caso se l’antico convento francescano di San Daniele sul bordo di Lonigo, con la bruma di questi giorni che avvolge uomini e cose occultandone la vista, lo si vede svettare limpido dalla sua piccola collina vegliardo sul resto del mondo. Il suo destino da otto secoli resta quello di essere un punto di riferimento geografico-spirituale per corpi e anime. E dire che qualche anno fa, il complesso religioso rientrava nel novero delle chiusure dettate dalla riforma delle provincie religiose dell’Ordine Frati Minori (OFM). San Daniele quindi che nei decenni aveva perso le centinaia di studenti vocati a diventare “fraticelli”, se ne potevano contare fino a duecento nel Dopoguerra, lasciando un complesso di 10mila metri quadrati, d’imponente e difficile gestione si è trovato a un passo dalla sua definitiva chiusura.

I frati cercarono in ogni modo di procrastinare questa decisione, ma tutto pareva inevitabile quanto inalienabile. Ma la storia dei francescani dimostra che i “miracoli” in termini di creatività, fraternità e socialità, esistono ancora. A capo di questa trasformazione per non dire “propulsione”, ci sono oggi un paio di giovani frati, che arrivati a Lonigo hanno iniziato un processo di rinnovamento che ne ha cambiato le sorti, mostrando gli ottimi frutti che sono nati.

 

La comunità. La piccola comunità di undici frati, quasi tutti ultrasettantenni, vede in tre figure: quella del guardiano fra Alessio, 46 anni napoletano passato da parroco diocesano di periferia a francescano, fra Sandro, 42 anni torinese ed economo della comunità, e fra Flavio, 55 mano artistica cui si devono i mirabili affreschi nel convento, i fautori della “rinascenza” del San Daniele. «Se di “miracolo” si vuol proprio parlare - aggiungono i frati - è sempre e solo per volontà del nostro “Altissimo Bon Signore”, mentre noi siamo solo i suoi strumenti. Se facciamo quanto si vede, è perché frati e fratelli laici ne condividono l’utilità, l’umiltà e la bontà». 
Un modello quasi unico in Italia di sperimentazione e inclusione tra religiosi e laici, con aperture verso l’esterno che sarebbero piaciute anche al loro stesso fondatore, San Francesco. Non è una fatalità quindi, se tra le mura del convento i nomi che riecheggiano oggi sono quelli di: Porziuncola, Perfetta Letizia, Laudato Sì, Casa Tau, rimando diretto ai luoghi storici del francescanesimo delle origini che a Lonigo fanno eco, con concreta vitalità e rinnovato spirito. Molti i giovani, attratti dalle svariate attività dei frati, che oggi comunicano tramite Facebook e Twitter, comprese le dirette liturgiche su Youtube. Il primo “seme” che ha germogliato è quello della Casa di accoglienza “Osmolowski”, aperta alle famiglie in difficoltà. Ma non è l’unico.

 

La pizzeria. Nel 2020 a seguito dall’esperienza del doposcuola con la mensa per gli studenti, è nata l’intuizione più singolare: la pizzeria “La Porziuncola”, con la “pizza dei frati” come luogo d’incontro e dialogo tra persone. Nessuno immaginava però l’impatto “positivo” che questo avrebbe avuto: «L’idea –aggiunge fra Alessio-, è venuta a due colonne del nostro volontariato: Samira Rasia, 35 anni, madre di cinque bambini di professione tecnico ortopedico ed Emanuele Figliuzzi, 39 anni con una figlia e titolare di una ditta edile. Con loro abbiamo pensato a un progetto sociale che rivalutasse tutti gli spazi del convento, pensato per la comunità di Lonigo e non solo. Così è per la mensa scolastica per i bambini e da un anno anche ai pasti quotidiani alle persone».

Oggi l’ex-refettorio dei fratini è stato convertito in RistoBar: «Il gruppo di volontariato si è trasformato in cooperativa con l’emblematico nome di “Perfetta Letizia”, dove operano 23 persone, tutte stipendiate, con uno chef professionista, un pizzaiolo gourmet e dei giovani camerieri di sala. Ognuno con una storia particolare, spesso non facile, che trovano qui una grande famiglia». Gli unici volontari, come da statuto, restano Samira e Emanuele che continuano col doppio impiego: quello professionale e poi come volontari a capo di questa struttura divenuta d’eccellenza gastronomica. 

 

Gli animali. Fuori nel grande parco invece, frati e volontari, si occupano di altri generi di relazioni: “Cum tucte le altre creature”, con asini, mufloni, vacche, maiali, galline e un grande orto biologico. E’ la rinata fattoria dei frati, oggi diventata un ambiente didattico con l’emblematico nome di “Laudato Si”. A fra Alessio, basta chiamare ad alta voce “Augusta”, per vedere arrivare galoppando la mucca che per atavica tradizione, qui porta il nome del santo/a del giorno in cui l’animale è arrivato in convento. In un angolo del parco di quella che è stata trasformata nella fattoria didattica si trova una piccola quanto accogliente struttura di legno, realizzata recentemente grazie una donazione, indicata come l’Eremo Santa Chiara: angolo di silenzio e raccoglimento, abbracciato dagli alberi in puro stile francescano. 

L’ultima lungimirante idea dei frati, è stata inaugurata da poche settimane: oggi è attiva “Casa Tau”, dove grazie alla disponibilità di alcuni volontari, è sorto un punto d’informazione e accoglienza dei pellegrini. «La tecnologia s’integra qui con la parte tradizionale della nostra vita conventuale, come delle altre realtà monacali e religiose sparse in Italia» spiegano i frati. «Qui oltre ai libri religiosi, proponiamo i nostri prodotti a chilometro zero, usciti dalle mani dei nostri frati e volontari, come dalla tradizione monastica e religiosa nazionale. Le entrate che giungeranno da “Casa Tau” - conclude fra Alessio -, saranno destinate al sostegno delle molteplici opere di carità francescana».

 

Antonio Gregolin