Il collega rimane grave «Molte ferite critiche»

Restano stazionarie ma critiche le condizioni di Paolo Zorzi, il 45enne di Cervarese Santa Croce ferito a Montegaldella dalle coltellate che Luigi Segnini ha scagliato con un violenza impressionante. L’uomo continua a combattere per la vita, sempre in severa prognosi riservata, in un letto della rianimazione dell’ospedale San Bortolo di Vicenza, dove si trova ricoverato da domenica pomeriggio ed è costantemente monitorato dai medici. In un primo tempo era parso che le conseguenze potessero essere più leggere anche perché Zorzi, reo dinanzi alla furia omicida di Segnini di conoscere la povera Marianna Sandonà, nel tragitto in ambulanza dal luogo dell’aggressione al San Bortolo, non ha mai perso conoscenza. Invece le ferite, estese e profonde, hanno lasciato il segno. Sono presenti vaste lesioni polmonari, la frattura dell’osso dell’anca trapassato dalla lama da una parte all’altra, e il colon perforato dalla punta del coltello che, piantato con forza nella coscia, ha purtroppo terminato la sua corsa nello stomaco. Zorzi è sedato con i farmaci, continua ad essere intubato, per cui respira con il supporto della ventilazione artificiale. Nessun peggioramento, anzi all’ultimo esame della tac polmonare un lieve accenno di miglioramento, ma la situazione generale resta sostanzialmente grave. La complicazione più temibile rimane la sepsi. L’intestino forato ha provocato una peritonite tanto che i due chirurghi, Elena Goldin e Oscar Banzato, che lo hanno operato con un lungo intervento in emergenza, hanno dovuto praticargli una stomia, e, in questi casi, l’infezione è sempre in agguato. I medici lo sostengono con una terapia d’urto basata su massicce dosi di antibiotici di diverse composizioni, ma ci vorrà del tempo prima che il paziente possa essere considerato fuori pericolo. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Franco Pepe