Zovencendo

Gli sposi sotto i Berici: riecco le nozze in cava

Le nozze fra Michela Della Rosa e Massimo Gaspari in cava
Le nozze fra Michela Della Rosa e Massimo Gaspari in cava
Le nozze fra Michela Della Rosa e Massimo Gaspari in cava
Le nozze fra Michela Della Rosa e Massimo Gaspari in cava

Tornano i matrimoni in cava a Zovencedo. Dopo due anni di emergenza sanitaria per la pandemia da coronavirus che ha obbligato alla sospensione delle celebrazioni all'interno della suggestiva cornice della cava "De Cice", nei giorni scorsi si è celebrato di nuovo un rito nuziale. A officiare la sindaca, Stefania Marchesini, che ha unito in nozze la consigliera comunale Michela Della Rosa con Massimo Gaspari, entrambi residenti in paese.

Il fenomeno della scelta della rinomata ex cava di pietra bianca di Vicenza alla Sengia dei Meoni è iniziato poco dopo il recupero a cura dell'Amministrazione comunale, avvenuto negli anni scorsi, del suggestivo luogo diventato Museo della pietra bianca di Vicenza e dell'epopea dell'estrazione a mano del materiale che fu caro a Palladio, ma anche di spazio di incontro e per eventi pubblici e, compatibilmente con il rispetto delle sue caratteristiche, anche privati. «La stagione dei matrimoni si sta riaprendo - sottolinea la prima cittadina che, almeno in quest'occasione, ha vestito gli abiti dell'ufficiale celebrante -, confidiamo in una ripresa delle richieste che erano iniziate alcuni anni fa, dopo che abbiamo rimesso a posto l'area, adatta a chi vuole un matrimonio diverso in un posto altamente suggestivo, pur se facilmente raggiungibile in auto, e immerso nell'incanto dei Berici».

Nel contesto della cava de Cice si trovano anche la Casa rupestre, ricavata nella roccia, il bosco didattico, con le sagome degli animali del bosco, spesso meta di scolaresche, e da qui si diparte il crocevia dei sentieri dell'Altavia dei Berici. Imboccando uno di questi, a mezz'oretta di cammino, c'è il Covolo de Nadal, grotta preistorica dell'uomo di Neanderthal in cui è stato ritrovato un dentino da latte di 70 mila anni fa, e che costituisce il più antico reperto umano del Vicentino appartenente al primo abitatore berico di cui si abbia prova certa

Matteo Guarda