Febbre del Nilo, è allarme
Due vicentini colpiti dal virus

L'ALLARME. Un caso ogni mille di “West Nile” può portare alla morte. L'infezione è trasmessa dalle punture di zanzara. I due pazienti ricoverati ora sono fuori pericolo. Ma sale l'allerta: il Veneto è la regione più colpita
I test per identificare il virus sono stati effettuati al laboratorio di microbiologia dell'Università di Padova
I test per identificare il virus sono stati effettuati al laboratorio di microbiologia dell'Università di Padova

Vicenza. Due casi accertati di West Nile nel Vicentino e un terzo in corso di accertamento. È allarme, ma non c'è alcun pericolo di contagio perché questa malattia, responsabile di una sintomatologia che può variare da una lieve sindrome parainfluenzale fino a gravi encefaliti, non si trasmette da uomo a uomo. È la zanzara più comune, la Culex pipiens, a trasmetterla con le sue sgradevoli punture. L'infezione, che finora aveva colpito soprattutto nel Veneziano, nel Delta del Po, nel Trevigiano, nelle zone di Jesolo, Spinea, Portogruato, Fossalta, S. Stino di Livenza, Concordia Sagittaria, Oderzo, ora è arrivata anche qui al culmine di un'estate in cui il Veneto risulta la regione più colpita da questa infezione che può diventare anche letale. I DUE CASI. I due pazienti, uno di Cartigliano e uno di Mason, di età attorno ai 70 anni, sono ricoverati nel reparto di medicina generale dell'ospedale di Bassano diretto dal primario Gian Pietro Beltramello. Per visitarli e accertare la diagnosi si è mosso anche uno specialista infettivologo del San Bortolo, Vinicio Manfrin. È stato l'esame delle urine, che trattengono più a lungo il virus a far emergere la positività a malattie da vettori. La presenza del virus del Nilo è stata poi confermata dai test effettuati nel laboratorio di microbiologia dell'università di Padova, tra i più attrezzati d'Europa. INFEZIONE A JESOLO. I due anziani, che avrebbero preso l'infezione a Jesolo, accusavano da giorni febbre alta resistente agli antibiotici, malessere generale, dolori muscolari, astenia, forte cefalea, disturbi gastrointestinali. Per questo dal pronto soccorso sono stati trasferiti nel reparto di medicina, dove il primario Beltramello si è collegato con il prof. Giorgio Palù, cattedratico di microbiologia e virologia dell'ateneo padovano, direttore del laboratorio di via Giustiniani, che porta avanti nel Veneto il programma di sorveglianza della West Nile in contatto costante con la Regione e il Ministero della salute. FUORI PERICOLO. Ora entrambi i pazienti sono sfebbrati e non corrono pericolo. Resta, però, l'allarme, perché mai come quest'anno il virus sta dilagando nella nostra regione, perché non esistono né terapie né vaccini per proteggersi, e perché dopo un'estate caldissima, afosa, e dopo le recenti piogge, questo è il periodo di massima circolazione delle zanzare. EPIDEMIA. Insomma ora la West Nile ha assunto la forma di una vera epidemia. Per capirne l'entità basta confrontare i dati. Dal 2008 al 2011 nel Veneto sono stati riscontrati 23 casi di pazienti che hanno accusato disturbi anche molto pesanti, fino alla meningite e all'encefalite, mentre quest'anno da luglio i casi accertati sono già 19: 8 donatori di sangue infetti, 7 sindromi neuro invasive, cioè meningoencefaliti, le più temibili perché possono essere letali, 4 febbri da West Nile virus. Proprio ieri all'elenco si sono aggiunti 2 nuovi casi di sindrome neuro invasiva a Portogruaro e 1 donatore positivo a Treviso, ma sono in accertamento altri 10 casi. IL VIRUS. La lista si potrebbe, quindi, allungare sensibilmente nei prossimi giorni. Una situazione di quasi emergenza segnalata anche da Eurosurveillance, la principale rivista di epidemiologia delle malattie infettive in Europa. La West Nile è una malattia provocata da un virus isolato per la prima volta nel 1937 in Uganda nel distretto West Nile, da cui prende il nome. I serbatoi sono gli uccelli selvatici e, come detto, le zanzare. Rischiano l'uomo, ancora di più i cavalli, in alcuni casi anche cani, gatti, conigli. Nell'80% delle persone infette il virus non provoca nulla. È una persona su 150, specie gli anziani, i malati cronici, le persone più fragili, a rischiare di più, fino alla paralisi e al coma. Per uno su mille il virus può innescare un'encefalite mortale.   © RIPRODUZIONE RISERVATA

Franco Pepe