LIRICA

Il Rigoletto “minimal” piace ma resta freddo

A Operaestate la coproduzione con il Comune di Padova e i teatri di Treviso e Rovigo
Ambientazione mantovana "Il palcoscenico" con la proiezione degli affreschi di Giulio Romano. FOTO SERVIZIO CECCON - Rigoletto e Gilda - Simone Piazzola e Yulia Merkudinova
Ambientazione mantovana "Il palcoscenico" con la proiezione degli affreschi di Giulio Romano. FOTO SERVIZIO CECCON - Rigoletto e Gilda - Simone Piazzola e Yulia Merkudinova
Ambientazione mantovana "Il palcoscenico" con la proiezione degli affreschi di Giulio Romano. FOTO SERVIZIO CECCON - Rigoletto e Gilda - Simone Piazzola e Yulia Merkudinova
Ambientazione mantovana "Il palcoscenico" con la proiezione degli affreschi di Giulio Romano. FOTO SERVIZIO CECCON - Rigoletto e Gilda - Simone Piazzola e Yulia Merkudinova

È un Rigoletto minimal, quello proposto domenica scorsa al Teatro al Castello Tito Gobbi di Bassano per OperaEstate e salutato dai calorosissimi applausi dei quasi 600 spettatori che hanno riempito la platea. Il regista Giuseppe Emiliani e lo scenografo Federico Cautero realizzano un palco essenziale, con un grande oblò centrale preceduto da una scalinata. La cornice volutamente spoglia e il telo teso sull’apertura vengono animati da videoproiezioni, in gran parte derivate dagli affreschi che Giulio Romano realizzò a Mantova, in particolare a Palazzo Te. E Mantova è la città dov’è ambientata l’opera di Verdi. Spettacolare e in genere calzante l’abbinamento tra lo svolgersi della vicenda e i dipinti proiettati sul fondale, con la residenza del Duca, per esempio, dominata dall’illusoria lanterna verso cui sale la vertiginosa Caduta dei Giganti. Pochissimi gli arredi di scena: una poltrona, un tavolo. E poi, ancora in video mapping, veli di nebbia, uno stilizzato bosco per il primo incontro tra Rigoletto e Sparafucile, nuvole, lampi e pioggia e una pupilla scrutatrice nel desolato finale. Nel complesso una scenografia elegante, che però raffredda il dramma. Rapportati alle scene i costumi di Stefano Nicolao, che rievocano il Cinquecento e ripropongono la tradizione, appaiono poco originali, con Rigoletto avvolto dalla classica cappa multicolore a sonagli, con tanto di mazzetta. Domina la stasi nella recitazione dei cantanti. Fatta eccezione per il Rigoletto di Simone Piazzola, per l’impetuoso Duca di Marco Ciaponi, e, in parte, per la Gilda di Yulia Merkudinova, gli altri sembrano impegnati solo a cantare. Impettiti in particolare Alex Martini (Marullo), Carlos Natale (Matteo Borsa), Abdullaiev Emil (Conte di Ceprano) e pure lo Sparafucile di Grigory Shkarupa. Vien poi da pensare che Emiliani abbia raccomandato ai solisti di esprimersi sempre con viso al pubblico, forse per ovviare al rischio, più che concreto negli spettacoli all’aperto, che la voce si perda. Difficile altrimenti comprendere perché Gilda, quando deve salutare il Duca di cui è innamorata, si giri verso gli spettatori. E anche quando sta morendo, tra le braccia di Rigoletto, abbia lo sguardo alla platea e non al padre. Da rilevare infine che la trama impone al basso russo Sparafucile di pugnalare la Gilda del soprano ucraino, circostanza evocativa ma, va sottolineato, del tutto fortuita. Quanto alla parte musicale, buona la prova dell’Orchestra di Padova e del Veneto, diretta da Nicola Simoni, che opta per un fraseggio tornito nei passi drammatici e svelto nelle scene di festa. Piazzola si cala bene nel personaggio e restituisce un Rigoletto potente e credibile. Non si impongono per volume di voce né Marco Ciaponi, né Yulia Merkudinova, benché agili entrambi nei numeri di bravura. Nadezhda Karyazina (Maddalena) e Nicolò Ceriani (Conte di Monterone) si distinguono per emissioni ben leggibili. Completano il cast Alice Marini (Giovanna) e Andreina Drago (Contessa di Ceprano). Piuttosto compatto il Coro Lirico Veneto. La nuova produzione è stata realizzata dal festival bassanese in collaborazione con il Comune di Padova, il teatro Del Monaco di Treviso e il teatro Sociale di Rovigo. •. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Filippo Lovato