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Le dieci installazioni

Testimoni
Testimoni
Testimoni
Testimoni

Gallio. Dieci le installazioni lungo il percorso del “Sentiero del Silenzio” ognuna accompagnata da uno scritto o da una poesia. “Il Sentiero del Silenzio, Porta della Memoria” vuole così inserirsi in punta di piedi in un ambiente montano di particolare bellezza, interessato da eventi storici ormai lontani nel tempo, circondato dalle cime che hanno visto battaglie epocali. Il percorso è rivolto a chi in montagna cerca momenti di ristoro traendo dalla montagna energie per la vita quotidiana. L’intervento è stato il meno invasivo possibile riducendo al minimo i movimenti di terra e la distruzione del manto erboso, non sono stati tagliati alberi e lo spostamento dei sassi presenti, che sono diventati installazioni, è stato limitato allo stretto necessario.

Il punto di partenza è segnato dall’opera “Pace Ritrovata”, una serie di travi di legno di castagno posizionati in modo da formare una gabbia, racchiudendo uno spazio entro il quale si cela una colomba. Una prigione a cielo aperto, uno spazio angusto dove intrufolarsi per godere della visione di libertà e di pace dettata dalla presenza della colomba scolpita da un unico blocco di marmo bianco con le ali pronte a spiccare il volo. Si incontra poi “Pietà” formata da quattro croci greche sovrapposte a due a due, crivellate dalle pallottole. L’installazione è orientata verso il Monte Ortigara, che nel corso della Grande Guerra è divenuto tristemente il calvario di migliaia di soldati.

Proseguendo alla terza postazione si trova “Speranza” formata da 12 braccia umane in bronzo, alte 130/150 cm., che emergono dal terreno. Le braccia si elevano al cielo tenendo ben stretto un foglio contenente uno scritto, oppure un fiore o una colomba. La quarta stazione è dedicata alle “Lettere”. Grandi lastre rettangolari in acciaio da un metro per quattro sono collocate orizzontalmente nel terreno senza un ordine precostituito. Grandi pagine sulle quali sono posizionate lettere inviate dal fronte dai soldati alle loro famiglie. Ricordo indelebile delle loro sofferenze, paure, angosce, ma anche segno di amore e speranza.

Alla quinta troviamo “Testimoni”, grandi sagome d’acciaio che rappresentano soldati pronti alla partenza per il fronte, ma le sagome sono smembrate, slabbrate, ferite, scheggiate dalla guerra. Solo alcune rimangono integre. Le sagome sono collocate a cerchio entro il quale sono posizionate le parti mancanti, a significare che nulla di quanto patito andrà perduto, almeno finchè rimane la memoria. Al sesto “Eserciti” che rappresenta eserciti che si fronteggiano formato da elmetti che si contrappongono il cui solo risultato sarà la morte, simboleggiata da quattro teschi collocati al centro.

Al settimo “Fiore vivo” costituita da una serie di fiori giganteschi realizzati in acciaio, arrugginiti, alti 100 cm. con diametro di 40/50 cm., tristi segni di distruzione, redenti da un fiore colorato posizionato nel centro, messaggero di speranza e di fiducia dopo tanta distruzione. All’ottava sosta “Labirinto Nero”, un labirinto di pietre entro il quale spicca un blocco squadrato di granito nero sul quale è incisa la parola pace in oltre 90 lingue. Un valore indiscutibile e una possibilità rivolta a tutti.

Al nono “Gli Immortali”, una composizione di pietre della zona e su ogni pietra sono incise simbolicamente delle iniziali, a memoria degli innumerevoli soldati che hanno perduto la vita o sono risultati dispersi nel corso delle guerre. Al termine del percorso si arriva all’ultima installazione “Frutti gloriosi” collocata in una grande buca provocata dallo scoppio di granate. Da questa buca “nascono” degli alberi senza vita, secchi, che in futuro non porteranno né foglie, né frutti, perché originati da una mutazione genetica dovuta alla guerra. Sul loro tronco emergono solo delle grandi “piastrine di riconoscimento”, oggetti che i soldati a partire dalla Grande Guerra, portavano al collo come segno di identificazione.

Gerardo Rigoni

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