LA ROMEA DELLA FEDE. Recuperate le vie dei pellegrini verso Roma che dall’Est europeo attraversavano Trentino, Friuli e Veneto fino inToscana: un miracolo in due anni

La Compostela
italiana

La chiesa dei Carmini di Vicenza era dedicata a San Giacomo, protettore dei pellegrini
La chiesa dei Carmini di Vicenza era dedicata a San Giacomo, protettore dei pellegrini

Nicoletta Martelletto

“Camminando si traccia il cammino/e volgendo lo sguardo alle spalle/si vede il sentiero che mai/si deve tornare a calcare”. Camminando s’apre il cammino scriveva il poeta Anton Machado e i versi ispirarono un libro del lucchese Arturo Paoli, Giusto tra le Nazioni, divenuto Piccolo Fratello del Vangelo sule orme di Charles de Foucauld. Il cammino segna il passo, apre il cuore, svuota la mente. Rende improvvisamente lieve ciò che è pesante, pieno ciò che è vuoto, superfluo ciò che sembrava indispensabile. L’andare a piedi è la nuova cifra di questo Millennio ipertecnologico, che recupera il senso antico del pellegrinaggio senza sfide, se non quella con se stessi. Il progetto è tutto vicentino ma di respiro europeo sulle antiche strade dei pellegrini. Uno zaino al posto della bisaccia, un Gps e un cellulare invece delle antiche mappe. Si chiama Romea Strata, è stata presentata in Friuli e in Veneto, ora tocca all’Emilia e alla Toscana, in primavera debutterà in Vaticano, sotto l’egida del Pontificio Consiglio della cultura. Don Raimondo Sinibaldi, 52 anni, veronese cresciuto nel seminario di Vicenza, esperienze da parroco e nell’Azione cattolica, è responsabile dell’Ufficio diocesano pellegrinaggi che muove 3 mila persone l’anno lungo le vie della fede o in luoghi alternativi come la New York delle chiese battiste e il Giappone di san Francesco Saverio.

Don Raimondo, come è nata questa avventura?

Dal desiderio tra tanti pellegrinaggi moderni, di riscoprire le antiche vie del Nord d’Italia. Un convegno col Centro studi compostellani e il prof. Paolo Giuseppe Caucci von Saucken, massimo esperto del Cammino di Santiago, due anni e mezzo fa ci ha aperto gli orizzonti e abbiamo individuato gli spezzoni del cammino che dal Nordest d’Europa andava a Roma.

Come trovare i tragitti medievali con l’urbanizzazione di mille anni?

Vero ma la seconda fase ci ha indicato vie alternative. Abbiamo incaricato una laureata in Scienze forestali di Pievebelvicino, Luisa Dal Prà, che ha effettuato per tratti documentati i 1.300 km della Romea Strata, mappando ogni luogo col Gps, raccogliendo i dati sulla presenza di chiese, ospizi templari, tempietti longobardi ma anche farmacie, tabaccherie, parrocchie, case religiose, affittacamere, B&B lungo il percorso perchè i pellegrini possano trovare appoggio. Importante anche il ruolo di Barbara Liussi, laureata in Archeologia, per la parte culturale. Insieme abbiamo incontrato in un anno 159 sindaci dei comuni attraversati dai tratti della strada e in altri 11 incontri di area li abbiamo messi in rete.

Un lavoro imponente...

Ogni Comune, mancano pochissime delibere, ha approvato il percorso perchè c’è una legge che obbliga a garantire la sicurezza lungo un tragitto indicato come pubblico. In questo anche il Cai ci ha aiutato. Qualche sindaco è stato scettico, moltissimi hanno aderito entusiasti. I vescovi, che temevo preoccupati di non caricare le 312 parrocchie di cinque regioni, si sono dimostrati coinvolti. Alla fine tutte le realtà storico-culturali lungo la Romea Strata sono valorizzate e censite nel database del sito.

Luoghi strani e meravigliosi?

Lungo le quattro direttrici ci sono cose sconosciute e preziose. Ho da poco portato pellegrini sulla Romea Porciliana da Verona a Montagnana: erano stupefatti dalla Magione Templare di Pressana, dalla Madonna di Belfiore, dal monastero di Sabbion a Cologna. Straordinaria la zona di Spilimbergo, sorprendenti i tratti vicentini da Pian delle Fugazze fino a Noventa. Quanti sanno del ruolo di Santa Maria del Cengio, dell’ospedale dei Battuti a San Giacomo, dei Carmini di Vicenza, chiesa dei pellegrini perchè dedicata a san Giacomo?

E nel mentre è arrivata l’indidizione del Giubileo di papa Francesco.

E’stata una bella iniezione di benzina. A metà marzo abbiamo deciso di aumentare la marcia per arrivare a fine anno col tragitto pronto. Cosa che è avvenuta. Un miracolo.

Il punto di ingresso?

Miren, il santuario in Slovenia. E quello di innesto sulla via Francigena verso Roma è a San Miniato in Toscana.

Il futuro?

Incontri oltralpe con Carinzia, Slovenia, Repubblica Ceca e Polonia dove queste vie sono già praticate per informarle che si può proseguire in Italia.

Cosa c’è nel sito www.romnea strata.it? Ci sarà una app?

Niente app perchè non abbiamo i soldi ma nel sito ci sono quattro direttrici e sette vie. Di ognuna si possono scaricare altimetrie, km e percorsi in Gps,le regole delle credenziali. La tabellazione non ci sarà perchè porta dei problemi, con i Comuni integreremo i cartelli già esistenti. I tragitti Luisa Dal Prà sono precisi, passo per passo.

Il simbolo della Romea Strata?

Due pennellate che richiamano la croce di Aquileia, la freccia gialla di Compostela, un crocevia, realizzato dallo studio Grafis di Quinto Vicentino.

Che sia aspetta dalla Compostela italiana?

Che porti tanta gente a camminare, col passo che aiuta a rientrare in se stessi. «Strada facendo troverai un gancio in mezzo al cielo» cantava Baglioni: ecco vorrei vedere tanti che ritroveranno sulla Romea il senso dell’esistenza, nuove motivazioni e riscoprano Dio.

Nicoletta Martelletto

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