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L'idea

Labirinto nero
Labirinto nero
Labirinto nero
Labirinto nero

Gallio. «In questi anni ci siamo proposti, tra le varie cose, di cercare di dar voce anche a quei cittadini di Gallio, che con il loro operato sono riusciti a rendere grande questo nostro Paese, a tutte quelle persone che, nella semplicità e nella quotidianità, hanno vissuto, vivono e vivranno grandi tragedie, anche personali, affrontandole con umiltà e forza d’animo». Spiega così il sindaco di Gallio, Antonella Stella, come nasce l’idea di un percorso “riflessivo”.

Un’idea nata prima nella mente degli attuali amministratori galliesi e poi affidata alla creatività dell’architetto Diego Morlin che aveva già realizzato il Parco artistico del Sojo a Lusiana. Una sfida che Morlin ha accettato volentieri facendo sue le intenzioni dell’amministrazione comunale. «Dopo il recupero della memoria storica del conflitto della Grande Guerra ed il recupero delle trincee e dei manufatti realizzati dai soldati che hanno combattuto sull'Altopiano, quest'opera vuole far recuperare le emozioni legate a quelle vicende e ai giovani che hanno sofferto, combattuto e dato la vita su questi monti – ha spiegato il progettista – Il percorso e le opere si inseriscono nell'ambiente e non comporteranno alcun taglio d'albero o movimento di terra per non ferire ancor una volta queste terre. Il Sentiero del Silenzio, Porta della Memoria si inserisce in punta di piedi nell’ambiente seguendo un percorso già esistente intorno a Campomuletto dove sono state posizionate le 10 opere d’arte contemporanea, collocate rispettando la morfologia del luogo e gli elementi emergenti che in esso si trovano. Il sentiero è rivolto, quale ulteriore momento di riflessione e di memoria, a tutti i visitatori che nella montagna cercano di rinfrancarsi dalle fatiche di ogni giorno».

«Giunti quasi alla fine del nostro mandato, desideravamo anche fare qualcosa che si elevasse e durasse nel tempo, che potesse essere raggiungibile da tutti, che non tramontasse o passasse mai di moda. Siamo, inoltre, ben consapevoli che abbiamo bisogno tutti di staccare la spina, di riflettere sulle cose passate per rendere migliore il nostro futuro - conclude il sindaco Stella -. E allora, quale luogo migliore per meditare, ricordare, ripartire con spirito sereno, del silenzio delle nostre montagne? Se solo una persona fermandosi là e riflettendo sulla immane tragedia che si svolse lassù cesserà la propria guerra personale allora la nostra porta della memoria non sarà stata realizzata invano. E' il nostro augurio e credo sia quanto chiede chi ha sacrificato la propria vita sui campi di battaglia visibili dalla piana di Campomuletto».

Gerardo Rigoni

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