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La grande adunata

«Che emozione». Così Vicenza si è innamorata degli alpini

di Giulia Armeni
Dai balconi e dalle finestre, su marciapiedi e muretti, migliaia di vicentini hanno assistito allo “show” alpino. Un clima dal sapore estivo
Vicenza aspetta la sfilata

Il profumo della mortadella si mischia a quello della crema solare. Al fumo degli arrosticini si unisce quello del kepab. A penne nere e medagliette, corrispondono abiti e copricapi esotici. Come la tunica candida e lo zuccottino lavorato che Abedin Md Joynal, bengalese, indossa con fierezza mentre sventola la mano e sorride, per salutare il passaggio della sezione di Cuneo. «È la prima volta che assisto all’adunata, sono felice di essere qui, vivo a Vicenza da un po’ e so che, per la città, questa è una giornata storica». 

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L'accoglienza calorosa di Vicenza

E la città, nel giorno della grande sfilata, ha aperto le braccia - e non solo - al popolo alpino. Ristoranti, bar, panetterie, supermercati, persino abitazioni private: nessuno, lungo il percorso da viale San Lazzaro a viale Mazzini, ha rinunciato a dare il suo personale “benvenuto” ai gruppi in parata da tutta Italia e dal mondo. 
«Sembra di stare nel paese dei balocchi, mai vista Vicenza così, è una meraviglia, dovrebbero fare molto più spesso l’adunata», sorridono Alessandra e Alessandro, fidanzati di 26 e 27 anni. Lei, di Bari, ammette di essere «incantata dallo spirito alpino che si respira nel capoluogo berico da venerdì, da noi in Puglia non è così sentito».

L'amore di una città per le penne nere

Un amore talmente radicato, nel Vicentino, da sfidare il sole accecante e la calura quasi estiva, pur di esserci. 
«Non mi perderei la sfilata per niente al mondo e quando mi ricapita un’occasione così, a due passi da casa?» sorride una ragazza che, appoggiata alle transenne verso il cavalcavia di Ferreto de Ferreti, ne approfitta per abbronzarsi.
Ogni muretto, ringhiera, marciapiede è buono per trasformarsi in “poltroncina” e godersi lo spettacolo - magari rubacchiando un pezzo d’ombra -. «Ah, io sto qui solo il tempo di vedere mio marito e mio figlio, loro sono della Val Susa, eccoli» indica una signora, mentre con alcune amiche è intenta a sventolarsi con il ventaglio.

I balconi e i terrazzi diventano delle logge

Tra cappelli e ombrelli per ripararsi dai raggi, i più invidiati sono i proprietari di balconi, terrazzi e finestre con vista sul passaggio delle delegazioni.
«Si vede bene da lì?». «Benissimo, è una meraviglia, devo solo stare attenta a non cadere» scherza una donna che, con le gambe penzoloni, assiste all’evento accomodata sul poggiolo della cucina, al primo piano di una palazzina in viale Verona. Chi sta più in alto, ha tirato fuori addirittura ombrelloni e sdraio: «È come stare al mare con questo tempo e ci vediamo dal vivo quello che passa in tv», fanno notare gli inquilini di un appartamento al terzo piano. Certo, per farsi sentire - tra musica e speaker ufficiale della manifestazione - bisogna urlare. Ma è un piccolo prezzo, per godere a pieno dello spirito dell’adunata. Una kermesse che, al netto dello spirito e dei valori che veicola, è una grande festa popolare. Una festa che esplode man mano che ci si avvicina a viale Roma e a campo Marzo, regno degli stand gastronomici. 

Nei locali si registra il tutto esaurito

All’ora di pranzo, mentre prosegue la sfilata, impossibile trovare un tavolo, una panca, un pezzo di prato libero. Code lunghissime si formano davanti ai food truck di carne alla griglia, di pesce fritto, di panini e di tutto ciò che possa placare l’appetito messo a dura prova da caldo e fatica. Anche i locali del centro storico, dal Duomo a corso Fogazzaro, sono pieni da scoppiare. 
Alla gelateria Capodilatte, in piazza San Lorenzo, si lavora senza sosta per servire coni, coppette e granite. «Pare davvero estate, meglio mangiare cose fresche» concordano due amiche milanesi. Per trovare riparo dal solleone, niente di meglio che una siesta sull’erba, al fresco che le piante del Giardino Salvi garantiscono. 
Un mood da spiaggia che qualcuno ha preso alla lettera: «Bandiera, medaglia, bandiera» è la cantilena che un venditore ambulante va intonando e il copyright della melodia assomiglia molto al sempreverde “cocco bello”.

A ruba anche gadget e souvenir

La vendita di gadget e souvenir è incessante e, ad ogni angolo, spuntano banchetti. 
Per chi c’è, però, il ricordo più prezioso sono le foto. C’è chi si fa immortalare con gli alpini del proprio paese e chi non resiste al selfie con il mulo. Ma c’è anche chi, semplicemente, si limita a riprendere un pezzetto di corteo: «Sono pakistana di origine ma nata qui, non avevo mai visto queste cose - racconta Tasmia, 20 anni - è davvero bello e non potevamo mancare».
Offre prosecco invece di bevande orientali Alex, che con la famiglia gestisce un ristorante asiatico a San Felice. «È veramente un’esperienza unica, non potevamo non tenere aperto, anche se più che cibo chiedono vino, birra e acqua». Accanto alle lanterne cinesi sventolano bandierine tricolore. «L’“alpinità” - ricorda un “vecio” - unisce i popoli».