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L'alpino vicentino

Adunata, sfila il reduce di Russia. Tamiozzo: «A 103 anni dico grazie agli alpini»

di Laura Pilastro
Tra i primi a partire nel corteo c’era Secondo Tamiozzo, originario di Zovencedo, che ha combattuto in vari fronti durante la Seconda guerra mondiale

Tra i vessilli alpini che affollano viale Verona, pochi minuti dopo le 8, ce n’è uno di inestimabile valore. Siede a bordo della Campagnola in livrea mimetica e ha 103 anni. Si chiama Secondo Tamiozzo, è originario di Zovencedo ed è un reduce di guerra. In quanto tale, sfila con il primo settore, accompagnato dal fisioterapista Dario Lovato che lo segue nella casa di riposo Villa Serena di Lonigo, dove Tamiozzo è ospite dal 2008.

Secondo, il reduce accolto come una star

Ieri mattina, l’alpino centenario è stato accolto come una specie di star tra la folla assiepata nella zona in cui si sono sistemati i primi gruppi pronti a sfilare. Con lui anche Gianfranco, il primo dei suoi tre figli, e la nuora Annamaria Ramanzin che, prima di prendere posto dietro le transenne tra il pubblico, hanno mostrato una foto d’epoca con la quale il reduce ha posato per decine di foto. Classe 1921 e una tempra d’acciaio che gli ha permesso di superare tutte le difficoltà, a partire dal dramma della Seconda guerra mondiale.

 

 

Dall'Italia alla Grecia, fino alla Russia

«Ho combattuto in vari fronti, dall’Italia, alla Grecia, dall’Ungheria alla Serbia, alla Croazia e alla Bulgaria. Fino alla Russia». Un’esperienza che l’ha segnato, ma senza togliergli la voglia di guardare oltre. «Meglio non pensare alle cose brutte ed essere fieri di quello si è potuto fare», racconta con un’espressione luminosa. Ma i ricordi sono ancora vivi: «Di notte, giravamo per cercare da mangiare, qualche gallina, delle patate», ripete a chi gli si avvicina per chiedergli qualcosa in più della sua storia. La nuora ha portato con sé anche un quadernetto: «Lo ha scritto di suo pugno mio suocero - interviene la nuora -. C’è il racconto della sua esperienza in Russia, della fame e del freddo patiti in quella campagna militare. Un giorno sarebbe bello poterne fare un libro».

Il freddo in Russia 

«È vivo per miracolo - prosegue Ramanzin -. Le temperature rigidissime gli hanno causato anche un congelamento grave ai piedi, cui è seguito il rimpatrio che gli ha permesso di essere curato all’ospedale di Bari . I medici gli hanno fatto i complimenti, è stato bravo a tornare a camminare». Una storia diventata familiare per i cinque nipoti e i sei pronipoti del centenario che ieri indossava la camicia del gruppo di Pozzolo, cui appartiene, e portava con sé la croce di guerra di cui è stato insignito.

Al rientro il paese lo chiedeva morto

«Quando è tornato dal fronte - riprende la nuora -, il paese era incredulo, non lo aspettava più, erano mesi che non dava proprie notizie. Quando è arrivato, c’è stata una festa enorme». Le prove superate da Tamiozzo sono anche recenti: «Un anno fa, Secondo si è rotto il femore - spiega il fisioterapista 28enne -, ma siamo riusciti a rimetterlo in piedi. Ha una forza incredibile».
Qualcuno mette in moto la camionetta. È il momento di mettersi in marcia alla volta di viale Roma. C’è solo il tempo per un’ultima battuta: «Come si fa ad avere questa tempra? Mangio e bevo goti de vin, non acqua. Agli alpini dico grazie».