We are Lane

Vicenza, adesso tutto... Fila. Come in una buona pizzeria

C'è poco da fare, resiste quel velo di malinconia, come quando in aeroporto saluti al check-in il tuo amore, un ultimo abbraccio e poi via... Sai che lo rivedrai ma non sai quando. Questa serie C è un po' la stessa cosa, sta iniziando dopo che il Vicenza ha lasciato il calcio che conta e i brutti ricordi restano ancora impressi nella mente: gli esoneri, le sconfitte, quei giocatori che inutilmente sono giunti in città, il dolore fisico per aver perso le speranze ai playout.

Ma la nuova stagione è alle porte e vale la pena di credere che sarà tutta un'altra musica, sapendo fin dall'inizio che siamo passati dal gustarci il piatto pallonaro in un un buon ristorante, ad una buona pizzeria di provincia. Perché così diventa la Lega Pro dopo aver assaggiato il bel calcio (degli altri) in tanti stadi della serie B. Allora non resta che metterci una pietra sopra e guardare in filigrana quello che sta accadendo in casa Vicenza, perché molto è cambiato. Nella mia intervista a Stefano Rosso pubblicata qualche giorno sul GdV ci sono due passaggi che mi hanno colpito. Il primo: «Non era scontato ripartire dopo la delusione, ci siamo messi attorno ad un tavolo per fare le cose per bene». Il secondo punto: «Abbiamo deciso di accelerare dal punto di vista organizzativo per recuperare il tempo perso, le aziende lo fanno».

Ed è questa forse la sensazione più nitida in questi primi venti giorni di gestione tecnica firmata Francesco Baldini. Il Vicenza, forse per la prima volta, sta facendo le cose per bene a tutti i livelli, come se ci fossero voluti quattro anni di formazione per capire quali fossero gli errori da non ripetere.

Innanzitutto il tecnico, chiamato a tentare il miracolo salvezza (che quasi riusciva) e che è stato confermato. Baldini ha iniziato questa stagione con la fiducia di tutti, dal patron Renzo Rosso al magazziniere. È un uomo limpido l'ex allenatore del Catania che non va in cerca di fronzoli e mediazioni aziendaliste, ha messo sul tavolo le sue richieste, la coppia Balzaretti-Vallone lo stanno accontentando con l'ok della proprietà e si è deciso di partire per vincere. Il clima che si respira in questi giorni nel ritiro in Altopiano è molto diverso da quello del 2021, quando Di Carlo iniziò la preparazione senza una vera sintonia con la proprietà e l'ambiente, era il tempo dei Vandeputte da cedere, rinnovi da firmare e nuovi direttori che si affacciavano, musi lunghi e crepe che si stavano allargando. Ora la musica è cambiata, quest'anno c'è un clima non solo disteso, ma di grande concentrazione, come se tutti davvero (proprietà, dirigenti e staff tecnico) stiano remando dalla stessa parte. Certamente la disponibilità economica che la società ha messo a disposizione non è indifferente: affrontando il quinto bilancio in perdita, la famiglia Rosso, sta investendo circa 7-8 milioni di parco giocatori e forse ne recupererà un terzo tra paracadute, miseri diritti tv, cessioni e riduzione del monte ingaggi pregressi. E questo vuol dire che il Vicenza vuole risalire subito e ha posto tutti i tasselli al posto giusto. Certo, per ora è solo teoria che deve scontrarsi con la pratica del campo ma ci sono almeno tre indizi che raccontano di una nuova mentalità.

1 - Baldini è qui non solo per aprire un ciclo ma per imporre un gioco che faccia appassionare il pubblico e la proprietà. Non è un caso che sia stato scelto un allenatore che giocherà con tre attaccanti e senza terzini veri e che crede fortemente nel concetto che ci si difende attaccando. Il risultato dovrebbe essere quello di dare spettacolo al Menti e fuori, perché oggi il calcio per attrarre spettatori deve prima di tutto divertire. E Baldini si candida a farlo così come gli ha chiesto la proprietà.

2 - Il mercato è stato condotto in modo netto. "Voglio quel giocatore e lo prendo", cartellini e ingaggi di calciatori come Ferrari o Rolfini per esempio, sono da serie B. Ma l'obiettivo è quello di costruire oggi la formazione di domani, è chiaro che molti dei nuovi arrivati sono qui perché sanno che tra un anno potrebbero affacciarsi al campionato cadetto, sono arrivati con le lusinghe degli ingaggi e delle ambizioni biancorosse.

3 - Un progetto chiaro con una squadra pensata per aprire un ciclo con vecchi e nuovi giocatori che ora devono amalgamarsi, ma è evidente che l'investimento fatto dal Vicenza è quanto meno biennale. Costruire oggi guardando al domani significa investire sui giovani, perché questa è forse la vera novità della strategia messa in campo stavolta dal direttore tecnico Vallone che firma per la prima volta da quando è al Lane il suo personale progetto. Giocatori come Begic, Oviszach, Greco, Jimenez e poi i figli della cantera biancorossa, Busatto, Alessio e Djibril e perfino il 17enne Corradi avranno tra un anno una plusvalenza tale che l'alto investimento di questa stagione potrà essere ripagato o quasi.

Insomma approccio tecnico e contabile che vanno di pari passo come i Rosso ci hanno abituato, ma soprattutto un cambio di filosofia e di mentalità, come se il corso di formazione quadriennale abbia finalmente partorito la tesi del Master. E le caselle sono al loro posto: in uno solo colpo si sono unite tre componenti: progetto tecnico, investimenti, sostenibilità economica. Con un'incognita però. il ruolo che avrà il Menti, la tifoseria, l'ambiente al primo inciampo, alla prima sconfitta sarà fondamentale. Ma forse il fatto di aver rivoluzionato tutta la squadra e di aver portato a Vicenza tante facce nuove che non appartengono al passato, è il modo migliore per farsi perdonare qualche scivolone, sapendo però che sarà vera rinascita se si tornerà a mangiare in un bel ristorante.


 

eugenio.marzotto@ilgiornaledivicenza.it