We are Lane

Qui non siamo a Coverciano. La salvezza in tre mosse

Il maestro Johan Cruijff sosteneva che "Giocare a calcio è semplice, ma giocare un calcio semplice è la cosa più difficile che ci sia". Il presupposto però è che si entri in campo con le idee chiare e la mente sgombra. E non essendo i giocatori delle macchine perfette e programmabili a volte è meglio inculcare dei principi di gioco semplici, quasi elementari, soprattutto se ci si trova penultimi in classifica, si segna pochissimo e si subiscono gol che neanche in seconda categoria.

La chiamano condizione mentale precaria, paura di sbagliare, essere vittime di se stessi. Il vocabolario sportivo in questi due mesi di psicodramma biancorosso si è spesso confuso con il lessico freudiano. Ma siamo sicuri che sia davvero così? Siamo sicuri che alla dodicesima giornata di campionato il problema del Vicenza sia soprattutto mentale?

Povero Lane, adesso diventa difficile spiegare anche a un bambino come una squadra può perdere dieci partite su dodici, accettare che in Europa nel calcio professionistico i biancorossi hanno il record negativo. Impensabile attrarre l'attenzione dei ragazzi verso il tifo di casa se devi raccontare che "manca la grinta, c'è fragilità nel gruppo, la squadra manca di autostima?"

Poco da fare con questi risultati si va dritti sul banco degli imputati e l'allenatore per forza di cose e di contratto è il primo a dover metterci la faccia. Ma Brocchi ha ancora la possibilità di smentire tutti e di risalire la classifica se resetterà quanto fatto finora e ripartirà dalla parola chiave: semplicità.

Fare l'allenatore da divano o da scrivania è uno degli sport italici preferiti, si sa poco delle dinamiche dello spogliatoio vicentino attualmente, arrivano giusto qualche spiffero da Capovilla o dallo Sporting di Fellette, ma tre consigli mi permetto di darli al mister del Vicenza, che poi più che altro sono tre auspici, speranze collegate al romantico sogno di salvarci e spiegare appunto ai ragazzini che incontro che sì, il Vicenza, ha compiuto un miracolo sportivo.

1 - Credo che Cristian Brocchi sia un allenatore capace e preparato ma che finora abbia lavorato in contesti difficili dove le difficoltà di gestione del gruppo condizionavano il lavoro settimanale al campo e quindi i risultati della domenica. Vedi Milan, Monza e adesso Vicenza. Penso anche che Brocchi sia arrivato qui con una gran voglia di riscattarsi, di far vedere il suo calcio con il rischio però di strafare, di mostrare oltre ciò che gli è richiesto. Come quell'alunno che per conquistare la fiducia dell'insegnante di italiano scrive un tema di otto pagine anziché due, con l'effetto che il prof si innervosisce e che nel testo compaiono errori di grammatica da matita rossa. Ecco, Brocchi forse dovrebbe dimenticare le lezioni di Coverciano e concentrarsi sulla semplicità invocata da Cruijff. L'esempio più netto è stata la formazione messa in campo ad Ascoli, suggestiva dal punto di vista teorico, catastrofica nel lato pratico. Salvo poi rimediare con uno scolastico ma efficace 4-3-3 mettendo i giocatori nella posizione che che conoscono meglio. Ora - dico - mica ci voleva Guardiola o Bielsa per capire che davanti Diaw-Meggiorini-Dalmonte possono giocare insieme, o che una difesa a 4 può diventare più solida, soprattutto se in campo ora serve mangiare l'erba e sputare sangue come in battaglia. Vedremo le prossime evoluzioni.

2 - È il punto più difficile, quello dello spirito di gruppo. La salvezza passa anche da gesti quotidiani, dall'unità che nasce dentro e fuori il campo. E Brocchi ha bisogno del blocco della serie C, quello forgiato da Di Carlo e che oggi può aiutare il resto della squadra ad uscire dal tunnel. Gente come Cappelletti, Padella, Pasini, Bruscagin, Rigoni, Giacomelli e Meggiorini va coccolata, gli va consegnato lo scettro dei capi, è con la loro personalità, il loro essere leader dentro e fuori il rettangolo di gioco che se ne esce. E Brocchi deve trovare il linguaggio per raggiungere la loro testa e il loro cuore anche con il supporto della società.

3 - Il supporto di tutta l'area tecnica e della società adesso è fondamentale. Nonostante le cinque sconfitte su sette gare subìte da Brocchi, sembra che i vertici di Largo Rossi 9 sia ancora a fianco del mister ma è una fiducia a tempo. In vista c'è il Brescia e se arrivasse una sconfitta sonora stavolta la panchina sarebbe oggettivamente a rischio. Nessuno se lo augura ma in queste due settimane di sosta servirà caricare le pile e tornare alla semplicità del calcio. Perché, parafrasando le parole del pres Stefano Rosso, se è vero che «l'azienda Vicenza è sana e solida mentre le cose di campo soffrono parecchio», va metabolizzato che l'azienda - è - il campo con tutte le scelte che ne conseguono.

eugenio.marzotto@ilgiornaledivicenza.it