We are Lane

Quel punto verso Sud. Senza limiti

L’amore a distanza è la foto di un’autostrada da percorrere in due giorni mezzo attraversando 2030 chilometri di un’Italia unita dall’asfalto e dalle regole della pandemia.

Un viaggio d’amore oltreché di lavoro quello che mi ha portato a Cosenza per seguire il Vicenza nella terra dei Lupi, sotto l’altopiano della Sila minaccioso e un clima austriaco per nubi, freddo e umidità nella Calabria arancione, una delle poche aree d’Italia in cui le prescrizioni sono meno rigide. Il vecchio stadio Marulla ad ospitare il gruppo di Di Carlo e in tribuna un vicentino a raccontare il pareggio. Ma mai in quelle due ore di calcio da salvezza mi sono sentito solo, mi è bastato vedere entrare in campo i giocatori con le loro tute, i loro giacconi, le loro maglie bianche per sentirmi parte di qualcosa più irrazionale di una variante inglese: il tifo senza limiti per un club di calcio, quel sentimento che ti porta ad affrontare infiniti dislivelli stradali e sfidare perfino una pandemia pur di far parte di un sogno, pur di raggiungere i colori che ti hanno accompagnato per una vita. Cosenza martedì scorso alle 17, coperta da nuvoloni neri e una pioggerellina fastidiosa, era diventata l’approdo del tifoso prima ancora del giornalista.

Più o meno la sensazione vissuta da migliaia di tifosi che negli ultimi decenni hanno affrontato trasferte lunghe ed estenuanti seduti su sedili scomodi o viaggiando in furgoni adibiti a mini camper. È lecito pensare che il mio tasso alcolico sia stato molto inferiore rispetto a quello che tradizionalmente una tifoseria goliardica assume come scudo alla stanchezza, ma è solo un dettaglio tutto da provare.

Quello che conta di più è che il profondo Sud certifica una salvezza molto molto vicina per questo Vicenza e in questi casi bisogna avere la memoria lunga per capire dove e in che modo tutto è iniziato e soprattutto come il Lane ha affrontato questo anno di serie B. Il tempo delle analisi del campionato arriverà, ma il punto nella terra dei Lupi della Sila, è figlio di tanto lavoro e di un gruppo tenuto insieme – con non poca fatica – da un Di Carlo che ha lavorato molto sulla testa de giocatori prima ancora che sulle gambe. Ha usato cioè la sua dote forse più grande: ha fatto l’equilibratore dalla panchina come Luca Rigoni l’ha fatto dal campo, mediando insieme con esperienza esigenze della società, aspettative dei tifosi, gerarchie di squadra e soprattutto gestendo il Covid-19 per oltre un anno. Ecco perché il punto salvezza di Cosenza diventa un simbolo di compattezza, una bandiera da issare all’ombra del monte Pollino, come quella nave che da lontano vede la riva e sa che da qualche parte c’è un porto per l’attracco. Allora pazienza se non hai avuto l’attaccante giusto per troppe gare, pazienza per i 40 gol subìti, sai che la B te la meriti e basta. Vincere contro il Pescara vorrebbe dire cominciare a programmare già il futuro (anche se la società lo sta già facendo da un pezzo) e tuffarsi ancora una volta nell’amore incondizionato e senza limiti del tifoso.

eugenio.marzotto@ilgiornaledivicenza.it