We are Lane

Quando la legge dei numeri è superata da un caffè al bar

Il dt Francesco Vallone e il ds Federico Balzaretti
Il dt Francesco Vallone e il ds Federico Balzaretti
Il dt Francesco Vallone e il ds Federico Balzaretti
Il dt Francesco Vallone e il ds Federico Balzaretti

Se è vero che il calcio sta cambiando come interpretazione del gioco più popolare al mondo, è altrettanto vero che i numeri stanno stravolgendo i valori dei giocatori con il risultato che i giudizi sulle prestazioni delle squadre vanno incontro spesso a fraintendimenti che rischiano di distorcere la realtà.

Il Machester United possiede 32 milioni di dati statistici sui giocatori analizzati negli ultimi 5 anni, parliamo di 12 mila partite viste dagli analisti della squadra inglese. Le analisi del City poi hanno confermato quello che poi si vede ad occhio nudo: con i nuovi acquisti di questa estate, la squadra di Guardiola ha aumentato il possesso palla nella metà campo avversaria del 5,6% rispetto alla stagione precedente, anche se il numero dei gol realizzato nello stesso periodo è pressoché analogo.

Cosa c'entra tutto questo con il Vicenza? C'entra moltissimo. Nella conferenza stampa post partita contro il Como, mister Brocchi ha replicato alle domande dei giornalisti spiegando: «Perdiamo, ma i numeri della partita ci danno ragione». E infatti guardando ai numeri della gara il Vicenza ha in tirato verso la porta avversaria 29 volte contro 8, sei volte nello specchio contro tre. Possesso palla: 62% contro 38%, con l'83% di passaggi precisi, infine il Lane ha battuto 8 calci d'angolo contro quattro. Come dire, la superiorità è stata netta, solo che alla fine il Vicenza si è ritrovato a piangere per la quattordicesima sconfitta. La nona con la gestione Brocchi, il tecnico che indubbiamente sul piano del gioco ha dato un'identità di gioco precisa e principi che l'ha resa più pericolosa, almeno stando ai famosi numeri.

Il problema è che questo non è servito a niente, anzi. Il Vicenza è ultimo e oggi trovare i punti per disputare la finale playout sembra quasi utopistico, considerando che la quota salvezza si aggira attorno ai 43-46 punti. Il fatto che poi il presidente Stefano Rosso abbia dichiarato sempre a fine gara: «Finché la matematica non ci condanna, noi lotteremo fino alla fine», sottintende che ancora una volta ci si aggrappa ai numeri per dare un senso ad una stagione maledetta, ma significa anche che i destini del Lane sono retti dal filo sottile della speranza. Ma la speranza spesso è qualcosa di fragile che spesso aleggia inconsistente.

Sono davvero i numeri a darci delle risposte sul nostro futuro? Certamente no, anche se i numeri aiutano a fare delle valutazioni e delle scelte. Perché è dal numero che inizia una valutazione razionale sul giocatore, l'equivoco è pensare che questo sia sufficiente. Una settimana fa mi trovavo a cena insieme ad un direttore sportivo di una squadra di serie C che mi ha raccontato come anche in Lega Pro molti club iniziano a fidarsi delle statistiche, salvo poi prendere treni e autostrade per andare a vedere dal vivo quel giocatore. «Quello che più conta - si è confessato il diesse - è andare a bere un caffè con quel giocatore, sentirlo parlare e guardarlo negli occhi».

Ecco, ad una squadra che crede ancora nel miracolo salvezza, e che nello stesso tempo non crede ai suoi occhi quando guarda alla classifica (perché dai... 7 punti questo Lane non li merita) più che un numero da statistica serve la tenuta mentale da trovare ogni giorno, allenamento dopo allenamento, seduta dopo seduta, in quel quarto d'ora che separa il primo dal secondo tempo. Insomma serve un'anima, essere o diventare uomini anche se hai 20 anni. È la sfida più difficile, perché rialzarsi dopo tante bastonate è complicatissimo. Le sconfitte di Brescia, Benevento, Perugia e Como sono lame nel cuore di una squadra che ha sempre saputo dare risposte sul campo, nonostante le sconfitte. La grande partita da giocare è proprio questa: mantenere accesa la fiammella dell'anima.

Ecco perché il tecnico Cristian Brocchi resterà in sella insieme al suo staff fino alla fine. Perché molto più di altri, conosce i suoi uomini per aver forgiato il loro carattere in 12 partite, conosce la loro sofferenza dopo una sconfitta immeritata, conosce il lavoro quotidiano di un gruppo che non ha mai mollato. E soprattutto sa come parlare alle loro teste anche quando tutto sembra finito. Ed è questo, quando sei ultimo in classifica, che serve molto più di una statistica, di un'analisi sulla postura di un giocatore o di un apparecchio che misura il numero di tocchi palla. Quando si è in guerra contano gli uomini, chi lotta non muore mai. E' questo il senso del patto di questa metà stagione, firmato da cinque dirigenti del Vicenza, che giusta o sbagliata che sia, hanno imboccato una strada con un metodo condiviso. Se sia la ricetta giusta lo sapremo tra un mese, quando la classifica dirà meglio cosa sarà il Vicenza, con una squadra rafforzata dagli innesti di gennaio. Ma è ormai evidente come Stefano Rosso, Paolo Bedin, Francesco Vallone, Federico Balzaretti e Cristian Brocchi rappresentano una generazione che guarda il calcio, la sua gestione e il suo sviluppo in maniera nuova e condivisa, virando di netto rispetto al passato. Che poi sia la visione migliore è altro affare, perché solo il campo e i risultati, danno la vera risposta. Ma quei risultati avranno un senso se oltre alla tastiera di un computer si metteranno al centro del progetto (anche in campionati innominabili) qualche caffè in più o una chiacchierata al bancone del bar.

eugenio.marzotto@ilgiornaledivicenza.it