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Nuovo staff, perché il Vicenza sta cambiando strategie

L'uscita di scena del preparatore dei portieri Marco Zuccher non è un fatto di poco conto, è il segnale che in Largo Paolo Rossi le cose stanno cambiando rapidamente e che l'area tecnica e forse non solo quella, sta vivendo una seconda stagione: quella della consapevolezza.

L'arrivo di Lorenzo Squizzi in biancorosso, dopo una lunga esperienza al Chievo, ha rappresentato un passo non facile per il management del Lanerossi ma forse mai così necessario come in questo momento. Zuccher arrivava dall'epoca Bassano, fianco a fianco del progetto Rosso da oltre una decina di anni. Un professionista serio che ha accompagnato la crescita di tanti giocatori, non solo i portieri. L'esplosione di Pizzignacco nel mondo dei professionisti ad esempio è merito suo. Ma il cordone ombelicale che lo legava professionalmente ai Rosso e al passato giallorosso bassanese si è rotto dopo l'esonero di Mimmo Di Carlo, ci sono volute una paio di settimane per trovare il sostituto ma le voci sul suo addio già circolavano, l'addio di Mimmo in sostanza ha accelerato un processo che coinvolgeva e coinvolge tutto lo staff.

Il passaggio da Marco Zuccher a Lorenzo Squizzi segna dunque un cambio di mentalità e di gestione del Vicenza che fino a ieri era più Bassano centrico che altro. Il cambio di preparatore dei portieri e soprattutto dell'intero gruppo tecnico è solo l'ultimo tassello di un domino che potrebbe riservare altri cambiamenti, iniziati va detto, con l'addio di Renato Schena, storico segretario del Bassano e poi del Vicenza. In tre anni effettivi di insediamento della famiglia Rosso quindi, alcuni pilastri dell'epoca Bassano hanno lasciato la città, tutte figure (a iniziare dal diesse Seeber e mister Giovanni Colella) che hanno fatto calcio con Stefano e Renzo Rosso, che hanno condiviso vittorie, sconfitte, cambi di strategia e investimenti.

Alla quarta stagione Rosso il profilo è cambiato, è come se la proprietà abbia capito che quel mondo funzionale ma di piccola scala che era Bassano, non sia sufficiente per una portata ben più ampia. Non cambia il metodo, il modello (rigore dei conti, analisi costante dei costi, crescita lenta e ponderata), ma cambiano gli attori, i professionisti, ben più adatti ad una società di serie B e al blasone dei colori biancorossi. E' ancora presto per capire se la mini rivoluzione in atto porterà dei risultati, ma è evidente che il cambio di alcune figure chiave e il progressivo taglio delle figure ex Bassano sono un segnale di inversione di rotta.

Il caposcouting Francesco Vallone, entrato nello staff dirigenziale per scovare i giovani talenti da valorizzare, in Italia e in Europa, è forse l'esempio di come la società abbia virato su figure più tecniche e specializzate. Ma non è l'unica. L'arrivo di Brocchi infatti è stato una specie di Tsunami i cui effetti, ci auguriamo, non si esauriranno a fine stagione.

L'ex allenatore di Milan, Brescia e Monza porta con sé un vissuto e una preparazione sul campo molto diversa da quella di Di Carlo e soprattutto l'arrivo di Cristian Brocchi ha trasferito altre competenze grazie ad uno staff che ha esperienze importanti nelle squadre top italiane come Juventus e Milan.

Insomma è un Vicenza che sta cambiando pelle affidandosi a figure chiave che provengono da un “fare” calcio nazionale e sempre meno provinciale ed è ormai scontato che anche un consulente com'è il direttore sportivo Giuseppe Magalini a fine stagione saluterà Vicenza dopo tre anni in biancorosso con almeno due obiettivi raggiunti: la promozione in B e la salvezza della scorsa stagione, senza contare forse l'obiettivo più importante, quello di non stravolgere i conti di entrate e uscite con i numeri del budget fissato in testa.

Un'accelerazione, quella del Lane, figlia anche di un calcio che cambia rapidamente e che arriva forse in ritardo. Il mondo del pallone a tutti i livelli (finanziari e tecnici) e dopo due anni di paralisi per colpa della pandemia, oggi più che mai ha bisogno di rinnovarsi per stare nel mercato dell'intrattenimento, un mercato che in epoca Covid ha prodotto 4,2 miliardi di costi incassandone 3,5 secondo il report della Figc. Sono spariti 24 mila calciatori in due anni, ragazzi usciti da quello che è a tutti gli effetti è un mercato del lavoro. Ecco perchè il Vicenza ha bisogno di competenza e visione, quella che la famiglia Rosso ha avuto in ambito imprenditoriale diventando un faro nel mondo della moda. Il calcio, con tutte le sue variabili non codificabili, diventa adesso la sfida più complicata per i vertici di Largo Paolo Rossi, perchè si fa fatica a prevedere cosa accadrà prima, durante e dopo una partita di campionato ma affidarsi a chi ha una visione moderna di questo mondo, può aiutare. E forse quella sorta di “milanesità” e leggerezza portata da Cristian Brocchi potrà aiutare, l'allenatore si sta giocando tutto ma queste prime settimane hanno dimostrato che il 45enne ha idee chiare e sa parlare ai giocatori con un vocabolario diverso rispetto a prima. Il resto lo dirà il campo. Non ci sono altre vie d'uscita, tutti avvisati, anche il fondo Pif degli Emirati Arabi disposti a mettere sul piatto un miliardo di euro su una squadra italiana, (si parla dell'Inter) modificando così per sempre gli equilibri del calcio italico.

In fondi d'investimento stanno arrivando anche qui dopo essere passati come un tornado nell' Inghilterra della Premier League, viene da chiedersi se siano la soluzione all'indebitamento dei club o l'inizio di una nuova era calcistica di stravolgimenti a cui il Vicenza non potrà sottrarsi.

eugenio.marzotto@ilgiornaledivicenza.it

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