We are Lane

Non lasciamo solo Di Carlo proprio sul più bello

La volata salvezza in 4 gare rappresenta solo uno dei tanti momenti complicati di una stagione complicata. Il Vicenza finora ne ha vissuti almeno tre di periodi difficili, considerando i complessi equilibri, dagli uffici di Otb, via Schio e il campo di Capovilla. E in tutto questo il "front man", l'uomo su cui pendeva l'esame finale, il giudizio definitivo è sempre stato solo il tecnico Mimmo Di Carlo. Per carità, succede in tutto il mondo del calcio, ma la sensazione è che a volte su Mimmo siano ricaduti pesi e aspettative che non poteva gestire del tutto per fattori nati lontano dal campo.

Primo. Il mercato di agosto è stato solo parzialmente avvalorato dal tecnico, non è un mistero che il diesse Magalini e l'allenatore avessero chiesto alla proprietà altri giocatori ma poi le rigide regole di bilancio, certamente condizionate dai mancati introiti per colpa del Covid, hanno stoppato gli arrivi auspicati.

Secondo. Tra novembre e dicembre il virus ha fermato una squadra che stava crescendo e che si stava adattando alla nuova dimensione della B. Di Carlo, ha dovuto fare le nozze con i fichi secchi, cercando di trovare il meglio dai superstiti del Covid.

Terzo. Tanti, troppi infortuni non preventivabili hanno ancora una volta fermato un Lane che stava trovando l'assetto giusto. Sul perché la squadra sia stata così tanto decimata e perché i tempi di recupero siano stati così lunghi ci sarà modo di approfondire, ma è certo che anche stavolta tutto si è scaricato sul tecnico.

Ecco perché le parole di Renzo Rosso nel post Lecce, «alcuni giocatori dovrebbero giocare in C», rischiano di deflagrare dentro uno spogliatoio che il mister ha fatto di tutto per tenere unito, in nove mesi complicatissimi. Di Carlo i suoi li ha difesi, parlando di «uomini eccezionali» stringendo con loro un patto sportivo. Per raggiungere quota 45 punti servono unità e coesione, quella che peraltro il tecnico ha sempre chiesto.

eugenio.marzotto@ilgiornaledivicenza.it

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