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Mettiamoci il cuore prima della faccia

«Le parole sono importanti» gridava Nanni Moretti nel film Palombella Rossa, durante la scena di un’intervista a un giocatore di pallanuoto interpretato appunto da Moretti. E allora rileggiamole le ultime parole di uno dei senatori del Vicenza, spesso schivo ma che in campo si è fatto sempre rispettare mettendo al servizio della squadra qualità ed esperienza. Luca Rigoni ha affidato ai social una dichiarazione a metà tra l’ammissione di colpa e il bisogno di aiuto.

«Credo che, come nella vita, bisogna prendersi le proprie responsabilità e metterci la faccia. Non è il risultato che tutti noi volevamo e che avremmo voluto. Abbiamo commesso errori che non dovranno più ripetersi! In questo momento non servono critiche o offese ma serve sostenere un gruppo di uomini straordinari che ha a cuore questa squadra! Se c’è qualcuno con cui prendersela sono qui! Il nostro obiettivo da sempre dichiarato è il mantenimento della categoria e faremo di tutto per centrarlo! Mi appello soprattutto a tutto ambiente biancorosso che ha un grande affetto e tifo per questa maglia.. Prima di tutto viene il Lanerossi Vicenza».

Giuro che però non ho capito quel «Se c’è qualcuno con cui prendersela sono qui!» È possibile che nello sfogatoio dei social siano volate parole pesanti, ma nessuno davvero caro Rigoni vuole prendersela con te e altri della squadra, non c’è bisogno di gonfiare i muscoli e sfidare chicchessia, i tifosi hanno solo bisogno di essere rincuorati, dopo la partita con il Lecce passerà tutto. Perché spesso prima della faccia bisogna metterci il cuore ed è questo che si chiede ad un gruppo di giocatori che hanno saputo comunque emozionare in un campionato complicato per ragioni sanitarie oltre che sportive.

Uno sfogo quello di Rigoni che diventa prezioso perché raro, ma che nasconde però interrogativi a cui nessuno ha dato ancora risposte. Sia chiaro, due sconfitte sono solo due sconfitte e questo è solo calcio. Le responsabilità di metterci la faccia lasciamole alle categorie ben più esposte dei calciatori, che certamente da professionisti del pallone hanno il dovere raggiungere gli obiettivi prefissati, ma che hanno comunque una funzione pedagogica semplice ed eterna: farci sognare o se volete farci tornare bambini. La domanda piuttosto è «perché è successo», cosa è davvero accaduto dopo Cittadella? Dove sono finite le armi e le prerogative della squadra che per tutto il campionato hanno affrontato ogni difficoltà riuscendo a rafforzare carattere e cattiveria agonistica?

Il sostegno questa squadra l’ha sempre avuto, i tifosi hanno accettato quasi tutto nell’ultimo anno: scelte societarie, mercato, gioco, sconfitte inaspettate e più di tutto la frustrazione di non poter entrare allo stadio. Proprio per questo era lecito aspettarci di più. Ha sbagliato due volte in 24 ore Luca Rigoni, soprattutto quando dice che «l’obiettivo da sempre dichiarato è il mantenimento della categoria». L’aveva detto nel dopogara di Reggio, l’ha ripetuto su Instagram il giorno dopo. Ma il raggiungimento (quasi) dell’obiettivo salvezza, legittima forse la resa mentale di Ascoli e Reggina? Il mantenimento della categoria giustifica tutto?

A sette giornate dalla fine del campionato (prima di Ascoli) era davvero impensabile accarezzare il sogno playoff? Trovare altri obiettivi, alzare l’asticella? Così come in due interviste avevano fatto intendere Cappelletti e Lanzafame. Non abbia timori il senatore Luca Rigoni, il sostegno dei tifosi ci sarà come c’è sempre stato, così come le critiche. È il calcio bellezza, proprio come nella vita.

 

eugenio.marzotto@ilgiornaledivicenza.it

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