Macché Liverpool, c'è il Lane. Ma la banda Mancini scalpita

Un tempo in coppa Italia, un quarto d’ora in serie B, pochi palloni toccati ma un futuro luminoso come i suoi 16 anni portati con la spensieratezza di chi vive per giocare a pallone. Tommaso Mancini non è solo il ragazzo immagine di un settore giovanile esploso in un tempo brevissimo, ma è il frutto di tanto lavoro tecnico e psicologico che ha portato un talento alla soglia del professionismo. Con lui e molti altri ragazzi promettenti, il Vicenza per la prima volta nella storia recente cambia rotta: tiene in casa i suoi talenti e li valorizza, è finito il tempo di fare cassa tutto-subito. Ecco perché la banda Mancini è davvero il tesoro del Vicenza che ora può e deve fare il salto nel solco di tante squadre italiane ed europee (non solo Atalanta). Rischiare, mettere in campo i ragazzini terribili, accettare gli errori se serve, ma gettarli nella mischia dei grandi come fanno i club europei. Rischiare davvero e cancellare un po’ quel senso di conservatorismo italico, la paura spesso è di chi decide, non certo dei giovani forti di spirito. E’ un problema strutturale quello dell’esordio in Prima squadra, troppe volte in ogni categoria, dalla serie A, alla Terza, la parola “giovane” è stata usata come spot diventando vetrina opaca delle reali intenzioni. Troppe volte si sono visti timidi esordi buoni per i premi di preparazione, lievitati in base al minutaggio. Ma si sta davvero facendo il bene dei giovani calciatori?

Il Vicenza con Mancini, Tronchin e altri ragazzi, sembra invece aver intrapreso una strada nuova ed esaltante, a piccoli passi alcuni giocatori della Primavera vedono nel Lane di Giacomelli e Meggiorini qualcosa di accessibile e questo è frutto di una sinergia tra tecnici e staff che va rafforzata, accelerata come accade in alcune esperienze italiane (Atalanta, Sassuolo, Bologna) ed europee (Lipsia, Dortmund, Sporting Lisbona, Manchester City e United). Va detto che in meno di tre anni il vivaio biancorosso è passato dalla desolazione all’esaltazione, raccogliendo i frutti del buono che era stato fatto in passato all’ombra dello stadio Menti, unendo visione e organizzazione costruita a Bassano. Il risultato ha il volto di Mancini (il ragazzo che ha preferito il Lane al Liverpool) e di tanti suoi compagni di prospettiva: oltre a Tronchin, occhio al terzino Sandon, la mezzala Cariolato, il trequartista Cester e la seconda punta Busatto, senza dimenticare Fantoni e Issa che hanno già respirato l’aria sana della Prima squadra. E’ la Banda Mancini, è il futuro del Vicenza.

 

Li chiamano millennial o Next generation, sono i ragazzini terribili che vogliono farsi strada velocemente e che per talento e attitudine ci stanno riuscendo dentro un mondo (quello dei grandi) che qualche resistenza la fa.  Il calcio, come tutti i settori della società non poteva star fuori da questo meccanismo, che è sì sociale e sportivo ma anche economico. Mai come in questo momento i ragazzi usciti dai settori giovanili stanno diventando diamanti da mettere nei caveau delle società. Il meccanismo è cambiato radicalmente da quando negli anni Duemila i club si affidavano solamente al mercato di giocatori esperti e dalla lunga gavetta. Manco a dirlo è stata l’Atalanta prima di tutte a capire che la “produzione“ di talenti era un investimento solido per le società di calcio. L’ultimo esempio è quello di Amad Diallo Traorè, ragazzo ivoriano cresciuto nel vivaio bergamasco che nel 2020 è stato ingaggiato dal Manchester per 20 milioni di euro quando aveva 18 anni. Due settimane fa il suo debutto in Premier League.

In Italia e in giro per l’Europa da almeno un paio d’anni la rotta è cambiata, ecco alcuni esempi: Lorenzo Colombo - Milan 2002 (5 pres. Serie A/4 Europa League), Matteo Ruggeri - Atalanta 2002 (3 pres. Serie A/2 Champions League), Lucien Agoume - Spezia [Inter] 2002 (9 pres. Serie A). Ryan Gravenberch - Ajax 2002 (34 pres. con Ajax), Fabio Silva - Wolverhampton 2002 (13 pres. Premier con un valore di 40 mln) Giovanni Reyna - BorussiaDortmund 2002 (46 pres. con BVB/6 in Champions League), Ansu Fati - Barcellona 2002 (43 pres. con Barcellona/ 8 in Champions League).

I numeri però ci dicono che all’estero si rischia di più, basta fare un confronto con le presenze dei ragazzi nel campionato italiano e inglese o tedesco. L’Italia, Vicenza, hanno tutto per accelerare un processo avviato ed inarrestabile.

eugenio.marzotto@ilgiornaledivicenza.it

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