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La Casa di Carlo

C'è un Professore che è  un capo dal volto umano e maestro di strategia, una banda i cui singoli componenti hanno il nome di una città, un palazzo dove si conservano i denari di Stato, una maschera di Dalì e tanti, tantissimi nemici del gruppo che indossa una tuta rossa e che si nasconde dentro il palazzo perché ha un sogno. Conquistare il paradiso terrestre fondendo l'oro di Stato e riversare parte di quel bottino sulla popolazione. Sto parlando della serie tv "La Casa di papel" traduzione spagnola  de La Casa di Carta. Racconta di una rapina solo apparentemente, dietro a quest'avventura c'è tanto e tanto altro, comprese delle analogie con quello che sta accadendo al Vicenza e soprattutto al suo tecnico,  capo di uno staff ingabbiato dentro a tante, forse troppe aspettative e una raffica di critiche e di voci da fine dell'impero.
Come se Mimmo resistesse dentro la Banca Centrale di Spagna con la maschera di Dalì e un kalashnikov imbracciato per difendersi dagli attacchi che arrivano da tutte le parti. Solo che Di Carlo è nella sua personale Casa di Carta biancorossa, senza un Professore che lo guidi, uno stratega che gli dica come salvarsi dalle tante insidie. Deve fare tutto da solo il tecnico di Cassino, sta tutto nelle sue mani, nella sua capacità di improvvisare e gestire l'istinto, chiudendosi dietro le porte blindate all'interno di un campo da calcio, Capovilla e il Menti diventano così le uniche vie di fuga possibili, lo spogliatoio più importante di un arsenale su cui contare, buono per rispondere a minacce e colpi che arrivano fuori da quel fortino.
Ci vorrebbe una Tokyo, una Lisbona, un Helsinki o una Manila e magari anche un Denver qualsiasi che possa fargli da scudo come quei combattenti in tuta rossa protagonisti della serie Tv prodotta in Spagna. Dovrebbero avere il nome di Padella, Rigoni, Cappelletti, Giacomelli, capitani di una squadra che si è persa e che ha tre giorni per ritrovare la strada dopo le brutte sconfitte di Cittadella e contro il Frosinone. Perchè per rispondere agli attacchi fuori dal campo, Mimmo dovrà attaccare tra i Lupi di Cosenza e forse vincere non basterà a sconfiggere i colpi di mortaio che arrivano dall'esercito delle tastiere e dalle tante voci che lo inseguono come le macchine della polizia spagnola inseguono il Professore e i suoi audaci uomini. Bisognerà sorprendere, attaccare con fantasia, inventare per sopravvivere, come fa quella banda ben organizzata all'interno della Zecca di Stato spagnola, respingendo le avanzate delle forze governative.
Mimmo come Berlino (il leader della banda dentro la Casa de Papel) può contare solo su uomini fidati e nuove leve pronti a dargli tutto. Ma come nella serie tv in onda su Netflix , molto spesso quando il gruppo con le maschere di Dalì sembra spacciato, sa sempre trovare una soluzione, una stragegia, un'idea per uscire dalla crisi e anche sotto le bombe,  i vari ribelli come Bogotà, Marsiglia e gli altri si guardano dritto negli occhi e a muso duro si salvano. E' più o meno quello che potrebbe accadere domenica quando alle 14 capiremo già dalla formazione in campo quali sono le strategie e gli uomini su cui contare e non è solo una situazione tattica. Vero che Mimmo proporrà il 4-3-3 come antidoto alla mancanza di gioco e di gol, ma più di tutto servirà avere una squadra compatta pronta a gettarsi nel fuoco per i colori del Vicenza e anche per lui. Si dovrà affidare ai suoi capitani Di Carlo, al gruppo che ha raggiunto la promozione in serie B e a quei giocatori che ha fortemente voluto. Come il Professore della Casa di Carta che scelse di puntare su 10 uomini che avevano competenze ed esperienze diverse (chi guerriglieri nei Balcani, chi rapinatori seriali, chi minatori esperti o ingegneri informatici straordinari). E' indubbio che giocatori come Diaw e Proia più di altri sono stati scelti dalla proprietà oltre che dal tecnico, ed è anche da loro che ci si attende una quota di coraggio e di fantasia per uscire dalla trincea. Può contare almeno su questi uomini Di Carlo, un nucleo storico e una coppia che sa come si fa in certi momenti. Ma più di tutto serve un gruppo con delle idee che sappia sorprendere i nemici. Serve questo a Cosenza, non tanto per trovare l'Eldorado ma quelle pillole di felicità che si trovano dentro alla parola "serenità", l'unico modo per trovare le giocate vincenti e vie di fuga per sottrarsi alle critiche di chi ha l'alibi della sconfitta prematura per nascondere gli errori di strategia.

eugenio.marzotto@ilgiornaledivicenza.it

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