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Di Carlo e la squadra. Il messaggio vale più della tattica

Nel settembre 2020 durante una chiacchierata con Paolo Zanetti, l’allenatore del Venezia, uno dei profili più interessanti tra i tecnici italiani, mi confessò che il lavoro del mister vale certamente tanto ma in percentuale non supera certo il valore di una squadra.

Aggiungendo però che il dato è inversamente proporzionale al valore della rosa. Attenzione, non semplicemente il valore tecnico della squadra, ma il valore in senso assoluto: quello umano, prima di tutto, la capacità tecnica del singolo e del gruppo. In una parola, la qualità. Il concetto, secondo Zanetti, e di quasi tutti i suoi colleghi insomma è che in campo ci vanno i giocatori e maggiore è la loro qualità più probabilità hai di vittoria. Poi c’è l’allenatore che attraverso l’aspetto tattico e motivazionale riesce più o meno a incidere. La percentuale? Non supera l’importanza dei giocatori ma di certo non è l’allenatore che fa vincere le squadra ma il connubio tra giocatori e l’allenatore, dunque senza giocatori buoni nessun allenatore può vincere o almeno in rari casi. L’assioma vale per Zanetti, Guardiola, Pirlo e Di Carlo.

Nel 2010 Carletto Ancelotti, all’epoca allenatore del Chelsea con cui vinse Premier League ed FA Cup, raccontò alla Gazzetta che l’allenatore è un bravo comunicatore quando lo fa in maniera onesta, senza cioè sembrare ciò che non è. Perché i giocatori hanno sempre bisogno di chiarezza, messaggi semplici e limpidi perfino schietti e brutali se servono, la comunicazione sarà efficace solo se il mister sarà sé stesso.

In casa biancorossa il grande comunicatore è Domenico Di Carlo, mister esperto con la rara capacità di tirare fuori il meglio dalla squadra e dallo spogliatoio, si tratta di un marchio di fabbrica. In questa stagione, a livello mediatico, ha sempre spinto sull’aspetto motivazionale piuttosto che quello tattico. Nelle settimanali conferenze stampa, il messaggio alla comunità del Vicenza è stato in ordine sparso: “Nulla è impossibile”, “Servirà audacia”, “Pronti alla battaglia”, “Voglio un Vicenza feroce”. Tutto insomma è rivolto all’atteggiamento mentale della squadra da mettere in partita e c’è da pensare che se potesse, Mimmo scenderebbe in campo per far capire cos’è la cattiveria agonistica. Questo il piano comunicativo dello skipper del Lane da inizio campionato. Ma attenzione però, la comunicazione efficace non è mai monodirezionale e non è detto che sia solo verbale, (ricordate i silenzi di Zeman?). La comunicazione per dare risultati deve ciò essere circolare: parlo, ascolto, comprendo, confronto con l’interlocutore, che sia capitan Giacomelli o il magazziniere. Eccolo il connubio che fa vincere le partite. A dicembre, la prova dell’efficacia. Empoli-Vicenza 2-2 (metà squadra falcidiata dal Covid e Cappelletti che dopo esser risultato negativo scende in campo senza essersi allenato). Brescia-Vicenza 0-3 (dieci infortunati e uno squalificato). Imprese sportive ed umane, condite con la qualità (Da Riva su tutti) e infine la vittoria contro il Pordenone, figlia del gruppo e della trasmissione di mentalità tra Di Carlo e i suoi giocatori. C’è voluta tanta giusta comunicazione circolare dove l’importanza del mister si è mescolata con la qualità della squadra.

eugenio.marzotto@ilgiornaledivicenza.it

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