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Baldini ritrovi lo spirito del (quasi) miracolo salvezza

Ne ho visti tanti, forse troppi allenatori del Vicenza che negli ultimi cinque anni avevano l'occhio sperduto nel vuoto come l'altro pomeriggio al Silvio Piola di Novara.
Novara-Vicenza, il tecnico dei biancorossi Baldini (Foto TROGU)
Novara-Vicenza, il tecnico dei biancorossi Baldini (Foto TROGU)
Novara-Vicenza, il tecnico dei biancorossi Baldini (Foto TROGU)
Novara-Vicenza, il tecnico dei biancorossi Baldini (Foto TROGU)

Ne ho visti tanti, forse troppi allenatori del Vicenza che negli ultimi cinque anni avevano l'occhio sperduto nel vuoto come l'altro pomeriggio al Silvio Piola di Novara. Come se il tanto lavoro, la tensione, le aspettative e l'adrenalina poi si scontrassero con la realtà. Ho visto la solitudine del primo e secondo Colella, di Serena, di Mimmo dopo le cinque sconfitte consecutive della passata stagione, poi Brocchi e ora Baldini. Solo che stavolta è diverso, perché il mister di Massa sembra aver perso il filo del suo discorso. Quello che quattro attaccanti possono coesistere, che il calcio bello e aggressivo si può fare.

Aveva gli occhi della delusione Francesco Baldini attorno alle 17 nella pancia di uno stadio dall'erba perfetta perché sintetica. Baldini era disorientato come se le sue parole, le sue strategie, i suoi allenamenti, tutto quel lavoro fatto ogni maledetta settimana venisse vanificato quando alla domenica un Galuppini qualunque ti buca la difesa come e quando vuole. Era successo a Padova, è successo a Zanica con l'Albinoleffe, è successo a Novara. Qui non è più ormai una questione di equilibrio, è un problema di solidità di una squadra i cui interpreti (in tutti i reparti) non hanno ben chiaro dove sono venuti a giocare e cos'è la serie C fatta a Vicenza dopo una stagione come quella passata.

Non so come andrà a finire, certo è che come lo stesso GdV ha pubblicato, la società sta discutendo sull'attuale situazione tecnica e si sa che in questo mondo i risvolti possono essere imprevedibili, ma forse un punto da cui ripartire c'è. Baldini ritrovi subito lo spirito della lotta salvezza, quell'ardore da dentro o fuori delle ultime sei giornate della scorsa stagione, quella cattiveria in allenamento e in campo, quei calci ai borsoni dello spogliatoio per dare una scossa ad una squadra che ha giurato pubblicamente di essere d'accordo sul modello di gioco del suo allenatore. Manca quella luce negli occhi del tecnico e a molti giocatori di questa squadra, come se essere ingaggiati in biancorosso sia diventato un traguardo piuttosto che l'inizio di un percorso. Ha ragione Baldini, nessuno ha mai vinto un campionato dopo cinque partite, ma è il contenuto di queste cinque gare che deve far riflettere se nelle tre trasferte hai sempre subìto gol e ne hai fatti solo due... Ecco, Baldini ritrovi il bandolo della matassa ritrovando quel Baldini che con quella squadra raffazzonata e impaurita sfiorò l'impresa della salvezza. Serve quella stessa tensione morale e sportiva per ripartire, allora sì che poi la difesa a tre o un terzino in più saranno dettagli. Vero che se ti mancano Cappelletti e Pasini, fai errori individuali e in mezzo al campo Ronaldo e Cavion steccano, un allenatore rischia di arrendersi. Il temperamentale Baldini non lo farà ma il tempo stringe e i tifosi sono stanchi di vivere sempre nell'emergenza.

E poi ci sono loro, i giocatori. Leggere le parole di capitan Giacomelli a fine partita sa di cose già sentite ahimè: «Siamo stati inguardabili, meglio iniziare a pedalare, basta chiacchiere». Che è un po' quello che i giocatori hanno pronunciato per tutta la stagione scorsa ed è finita come sappiamo. Ma nel calcio - anche se non dovrebbe essere così - tutto ruota attorno al mister, nel bene e nel male. Quasi osannato per il quasi miracolo della salvezza ai playout, oggi Baldini (reputato da tutti come l'uomo giusto per ripartire) è sulla graticola come tanti suoi colleghi e già parte l'hastag "Baldini out", che tanto va di moda in questa Italia pallonara con innumerevoli moderni imperatori romani al Colosseo pronti ad usare il pollice per decretare la fine (sportiva) di un tecnico piuttosto che un giocatore. Va così... Ma la realtà dice che un tecnico in una squadra conta il 100% nella preparazione di una gara e meno del 50% durante la partita vera, perché in campo non ci va lui. Ebbene, adesso con 7 punti in classifica e due sconfitte pesanti, è meglio che il tecnico ex Catania alzi quella soglia percentuale per il bene professionale suo e dei tifosi. Lo ha fatto alla fine del campionato di serie B, quindi sa come si fa.

Eugenio Marzotto
eugenio.marzotto@ilgiornaledivicenza.it