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Arzignano-Vicenza, la grande differenza. L'obbligo di vincere e chi non ce l'ha

Arzignano-Vicenza in scena lunedì 28 novembre alle 20:30 in uno stadio Dal Molin esaurito con 1.600 tifosi che si annunciano festosi ed orgogliosi.

Sogno e realtà contrapposte in valle del Chiampo, potere del calcio, ma non chiamatelo football di periferia perché tra concerie e resti medievali si respira l'aria del grande evento secondo solo agli Ognissanti che ad Arzignano ha tradizione secolare. Andrà in scena lunedì 28 novembre alle 20,30 in uno stadio Dal Molin esaurito con 1.600 tifosi che si annunciano festosi ed orgogliosi. Sarà una festa ma guai a pensare che questi giorni che la precedono siano sereni come quando si va in vacanza. Ci sono un sacco di motivi perché le squadre del patron Chilese e del patron Rosso abbiano l'obbligo di far bene, anche se una delle due ha meno da perdere.

Giallocelesti contro biancorossi, un mare di incroci e aspettative, due modelli di gestione diversissimi, due società che vivono momenti opposti. L'Arzignano, spinto dall'orgoglio e dall'entusiasmo, il Vicenza spinto dalla necessità e dall'obbligo di salire in serie B. Se da una parte Renzo Rosso ha commentato dopo il 4-0 alla Triestina che " questo non è ancora il calcio che piace a me, vengo allo stadio per divertirmi", dall'altra Lino Chilese predica una squadra umile ed operaia che solo con queste caratteristiche potrà salvarsi. Due filosofie diverse, due diversi messaggi, due modi opposti di vivere questo campionato infernale e l'appuntamento sulle rive del torrente Chiampo.

Ma non può essere altrimenti, il Vicenza ha un blasone, una storia, trofei vinti, due palloni d'oro che hanno indossato il biancorosso, un bacino di tifoseria di decine di migliaia di persone, per non parlare degli investimenti. Se la società gialloceleste ha investito poco più di un milione per la rosa, i biancorossi hanno speso circa 6,5 milioni, cifre che ti danno l'entità di quello che c'è in ballo lunedì allo stadio Dal Molin. L'Arzignano è una società giovanissima che ha fatto passi svelti verso il professionismo, anche se a ben guardare RR e LC arrivano dal dilettantismo del calcio con un percorso molto simile. Dalla Promozione al professionismo della serie C per l'Arzi, lo stesso viaggio che più o meno ha fatto il Bassano che sfiorò addirittura la B. Una decina d'anni di lavoro per entrambe le realtà prima di trovare altre dimensioni. Quella di mister Diesel è il Vicenza sinonimo di sofferenza, quella di Chilese è l'Arzignano, sinonimo di disincanto. Ed è questo il significato di una partita che faccio fatica a definire derby, proprio perché non c'è tradizione calcistica contrapposta tra le due squadre, troppo fresco l'arrivo dell'Arzi tra i pro ed ecco perché derbyno è forse il termine più adatto, che segna anche il rispetto tra le due società. Tiene conto della sfida nello stesso territorio con leggerezza e simpatia, senza evocare derby fatti di tensione come quello vero con l'Hellas.

Eppure la sfida di lunedì è l'ennesimo crocevia di un campionato pieno di sorprese e una di queste si chiama proprio Arzignano. In valle del Chiampo promettono spettacolo pre partita con entusiasmo senza pari, la prima volta del Lanerossi al Dal Molin è vissuta dal presidentissimo Chilese come un sogno che si avvera dopo una vita prestata al pallone. Ma questo Arzignano ha dimostrato di giocare bene, con ordine, idee e chiare e qualità diffusa. Non sono fabbri i giocatori giallocelesti, guardate cosa fanno in partita calciatori come Parigi, Cariolato, Cester e la stellina Antoniazzi. Sono sospinti dalla brezza leggera del calcio senza stress ed è la loro inevitabile forza.

È questo che dovrà temere più di tutti Francesco Modesto, perché la squadra di mister Bianchini non ha l'obbligo di vincere ma solo di fare una grande prestazione per premiare il pubblico e una vallata che la guarderà.

In casa Vicenza sarà tutta un'altra musica perchè il Pordenone (oggi) è a 6 punti di distanza e bisogna accelerare per raggiungerlo e perchè il calcio che vuole Modesto si è visto solo in parte contro la Triestina. Eppure con tutti questi presupposti l'ex tecnico del Crotone ha portato a Fellette e al Menti una cosa che prima non c'era... e si chiama serenità, schermando tutte le tensioni, tutte le incrostazioni, tutte le insofferenze, avendo stavolta uno sponsor come il nuovo dg Rinaldo Sagramola capace di proteggere la squadra e il suo allenatore, mettendo ordine nei ruoli fuori dal campo. E' chiaro che il Vicenza ha tutto da perdere da questa sfida, uscire senza vittoria da Arzignano, porterebbe tutto l'ambiente di nuovo dentro il tunnel della delusione anche se il tecnico calabrese ha mostrato di avere le armi tattiche e psicologiche per guidare il gruppo. Lunedì sera vedremo, comunque vada, il calcio che ci piace e sarò uno stadio sotto la collina di Arzignano a regalarcelo.

Eugenio Marzotto
eugenio.marzotto@ilgiornaledivicenza.it