La spunta blu

La lotteria dei vaccini

Edvard Munch, "At the roulette table in Monte Carlo"
Edvard Munch, "At the roulette table in Monte Carlo"

“Sentiva che tutto accadeva con una strana ineluttabilità, come se il colpo di fortuna del loro incontro richiedesse una risposta stravagante, un moto di anarchia e gioiosità” (Paul Auster, La Musica del Caso)
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Cinquantadue. Cinque-due. È questo l’ultimo numero estratto alla tombola dei vaccini. Senza troppo preavviso, è arrivata così la convocazione dei nati nei primi mesi del 1952, residenti nell’Alto Vicentino: presentarsi in ordine sparso, tocca a voi, più o meno come a una festa di classe, solo che non si va all’agriturismo, ma al palasport a farsi fare la puntura. Il numero è stato estratto in mezzo a un gran vociare e gridare, proprio come nei pomeriggi delle feste, quando qualcuno tira fuori le tessere e squaderna il tabellone su tovaglie disseminate di tappi di sughero, canditi e avanzi di colomba. I criteri della campagna vaccinale restano avvolti in una nebbia fitta: non c’è un parametro che resista più di un giorno, se non cambia la classe d’età, cambia la modalità di convocazione. Dalle lettere ai siti internet, dai messaggini al passaparola. E ancora: dai dipendenti pubblici ai donatori di sangue, ora avanti con accompagnatori e caregiver. Questa, poi, è davvero un'offertona imperdibile: prenoti uno ma vaccini due. Poi accade che si generino inaccettabili assembramenti davanti ai punti vaccinali: tutto, purtroppo, secondo copione. Cosa dobbiamo aspettarci ancora? Tornei con un girone all'italiana e poi sfide secche a eliminazione diretta, con i calci di rigore (a proposito di lotterie) in caso di parità? Prove di cultura generale con la possibilità di chiedere l'aiuto da casa? Dopo medici e infermieri, sarebbe bastato partire dal più vecchio e scendere fino al più giovane, perché questa è la classifica del rischio chiara a tutti da almeno un anno.
Avremmo messo in sicurezza i più fragili, senza far torto a nessuno, senza aprire nel sistema porte e finestre laterali da cui entrano spifferi insinuando il sospetto di favoritismi o di confusione. Se avessimo seguito il più semplice e più banale dei criteri, oggi avremmo probabilmente già sgonfiato la pressione sugli ospedali, con l'effetto di allentare le misure: quindi meno zone rosse e scuole aperte, ad esempio, proprio come il sottosegretario Pierpaolo Sileri andava dicendo da un salotto televisivo all'altro a febbraio. In questa grande ruota della fortuna che sta centrifugando tempo ed energie di tutti, c'è chi grida ambo, chi cinquina anche se non ha tutti i semi di zucca che servirebbero per riempire le caselle. E c'è poi chi aspetta il suo turno, in mezzo al caos, senza capire perché il suo numero non esca mai. Anzi, no, per la verità il suo numero è uscito e non una, ma due, tre, tante volte. Quella, però, era un'altra roulette, era la lotteria delle chiusure e dei divieti: da quel bussolotto sono usciti i numeri dei ristoratori e dei baristi, ad esempio; o dei piccoli negozianti e dei parrucchieri, delle palestre e delle piscine; ma anche dei teatri e dei cinema. Da quel bussolotto continua a essere estratto il numero degli studenti, messi a casa davanti a uno schermo ancora una volta. Sì, perché la scuola una settimana è bollata come pericolo pubblico numero uno e la settimana dopo magicamente diventa uno spazio sicuro: dipende tutto da questa caotica tombola che tanto assomiglia al gioco delle tre carte.

gianmarco.mancassola@ilgiornaledivicenza.it