La spunta blu

La coscienza di Lello

Una scena tratta da "Otto e mezzo" di Federico Fellini
Una scena tratta da "Otto e mezzo" di Federico Fellini

«Coraggio, il meglio è passato» (Ennio Flaiano)

La prima insopprimibile tentazione, spiaggiati davanti alla tv ad aspettare la chiama e la conta, è stata di scolpire a caratteri tridimensionali su un social qualsiasi: Ciampolillo chi? La seconda insopprimibile tentazione è stata di chiedersi perché mai questa Italietta acciaccata e malandata debba ogni volta appendersi ai destini di senatori dai nomi improbabili: Scilipoti ieri e oggi Lello Ciampollilo, l’uomo trocaico che si è fatto allitterazione, entrato nella storia della zoppicante democrazia nostrana per aver introdotto nel voto parlamentare il Var, la moviola in campo, come fosse uno di quegli attaccanti che sbucano dal nulla e fanno gol sul filo del fuorigioco. Eppure grazie all’anonimo senatore grillino da oggi possiamo toglierci la scomoda etichetta di Repubblica delle banane, promossi a pieni voti al rango di Repubblica degli ulivi, come quelli che il salvatore della patria contiana voleva salvare dalla Xylella prescrivendo una terapia a base di sapone e onde elettromagnetiche. Ci aveva persino preso residenza su un ulivo, sperando così di salvarlo dall’abbattimento: superfluo dire che il nostro uomo che sussurrava agli alberi ha poi alzato bandiera bianca, accettando di scendere dal ramo eletto a dimora e di staccare dal tronco il numero civico della temporanea residenza. Milioni di italiani da ore si interrogano meditabondi su quale sia stata la misteriosa forza che ha spinto questo Sciamano del Tavoliere a persuadersi in extremis che la cosa giusta da fare era dare il suo voto al governo Conte nonostante il Movimento cinque stelle lo avesse espulso con ignominia per i mancati rimborsi. Cosa può aver illuminato in questa lunga notte italiana questo prototipo del grillino medio, un “No vax” duro e puro, tendenzialmente negazionista, teorico dell’inutilità delle mascherine («Servono solo a fermare l’influenza, non il Covid: ma non vi sentite presi in giro?»), immunologo per caso capace di proporre l’impiego di prodotti derivanti dal fiore della cannabis per contrastare il coronavirus, quale anelito si è insinuato tra le sue convinzioni più radicate per suggerirgli di abiurare e correre a sostenere con l’afflato dell’Atlante il peso di un governo di salvezza nazionale, che ha imposto per decreto l’obbligo della mascherina, che ha chiesto di poter sopravvivere a se stesso per lanciare la più grande campagna di vaccinazione di massa a cui il Paese abbia ai assistito, che ha chiesto i voti, ottenendo anche il suo, proprio perché il Covid c’è, alla faccia dei negazionisti? Ma soprattutto, un governo che all’improvviso scopre di avere una vocazione europeista sconosciuta almeno fino alla lite sul Mes e che si affida alla scienza come faro per uscire da questa tempesta dopo averla sbertucciata, come sarà riuscito a invertire la rotta delle traiettorie cerebrali di Ciampolillo Lello, detto Shampoo? Perché, ove mai dall’alto della sua infinita saggezza, il premier per sempre Giuseppi Conte dovesse decidere in nome del bene supremo del Paese (e ci mancherebbe, quando mai) che l’identikit del nuovo ministro dell’agricoltura ricalchi precisamente, inequivocabilmente, qualunquemente il profilo del conterraneo Ciampolillo, mica sarete così maliziosi da sospettare che la nomina sia il frutto proibito di un osceno mercimonio inscenato nell’aula di palazzo Madama quando ormai i valletti avevano già i polpastrelli premuti sugli interruttori della luce, vero? In realtà, qualsiasi cosa sia avvenuta in quei decisivi, fatali attimi, siamo tutti un po’ Ciampolillo, nuova maschera nazionale, antieroe per antonomasia, degno erede di Qfwfq, il protagonista delle “Cosmicomiche” che Italo Calvino descrive palindromo, come il suo nome e come la storia del parlamento italiano. Ciampolillo è un novello Zeno Cosini. “La coscienza di Lello” è il primo bestseller del 2021: dentro ci troverete un ritratto dell’italiano al grado zero, personaggio perpetuamente in cerca d’autore, maestro nel trattare ma professore nel ritrattare, perfetta icona di quest’epoca politica, l’epoca della post-verità, ma soprattutto della post-coerenza in cui tutti dicono tutto e il contrario di tutto, lasciando tracce ovunque, su Facebook come sui resoconti stenografici del parlamento, perché uno vale uno: uno, nessuno, centomila. 

gianmarco.mancassola@ilgiornaledivicenza.it