La spunta blu

Fedez e l'arte della guerriglia digitale

Una scena dal film "Dunkirk"
Una scena dal film "Dunkirk"

“Uno dei principi fondamentali della guerriglia è che per vincere basta non perdere; un esercito regolare, invece, per non perdere deve vincere” (Henry Kissinger)
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Da una settimana non facciamo che parlare e leggere di uno straordinario esempio di guerriglia digitale: Fedez contro la Rai questo è, la storia di un atto di sabotaggio perfettamente eseguito. La performance del rapper ha avuto gli effetti devastanti dell’incursione di un motoscafo che apra uno squarcio sul fianco di una portaerei. Tutta l’azione ricorda la tecnica dei guerriglieri contro un esercito regolare: colpi a sorpresa, toccate e fughe, blitz per gustare una via di comunicazione, un ponte, una linea ferroviaria, un collegamento telefonico. L’attacco di Fedez ha messo a nudo la struttura pachidermica, antica, ma soprattutto lenta, lentissima della Rai. I vertici sono riusciti ad articolare una risposta solo dopo quattro giorni, quando l’incursore era già da un’altra parte, già parlava di tutt’altro, difendendo altre cause e mirando altri bersagli; ma soprattutto si era persa il picco dell’audience, quando la replica ha iniziato a circolare ne ha preso nota solo il pubblico che cerca l’approfondimento: il danno ormai era fatto e della toppa si sono accorti in pochi. Più che i torti o le ragioni di una querelle che non aggiunge e non toglie nulla a quanto di noto già c’era sul sistema Rai e sulla legge Zan, è questa distanza ad essere interessante per l’epoca in cui viviamo, la distanza tra l’attacco del guerrigliero social e la risposta dell’esercito regolare che ha un piede nel Novecento e l’altro nel Duemila, un braccio nell’analogico e l’altro nel digitale. Questa volta è toccato alla Rai, che certo non colerà a picco, ma ne esce ammaccata nella carrozzeria. Altre volte è toccato ad altre istituzioni nate e cresciute nel secolo scorso quando i tempi per parare i colpi erano più lunghi e comodi, inscritti almeno nel ciclo classico delle 24 ore. Anche i vecchi giornali, grandi o piccoli, ne sanno qualcosa. Il mito di Davide contro Golia è antico come l’uomo, in fondo: la fionda di ieri è lo smartphone di oggi, uno strumento grande come una mano che mette in crisi un’azienda che può schierare centinaia di professionisti della comunicazione, decine di studi televisivi, migliaia di telecamere, ripetitori, satelliti. Potere dell’era digitale, potere dei nuovi “barbari” che con le loro incursioni scavano la terra sotto i piedi dei vecchi imperi. Il vantaggio dei guerriglieri digitali è la velocità: arrivano, colpiscono e svaniscono in un tempo infinitamente più breve della capacità di reazione degli eserciti. Cosa determina questa velocità? I guerriglieri sono flessibili, elastici, leggeri, sono in continuo movimento, nuotano in superficie, a pelo d’acqua, si smaterializzano: la loro dimensione è orizzontale, non conoscono gerarchie, non aspettano ordini, non chiedono il permesso né autorizzazioni, quando è il momento colpiscono e fanno male perché sono circondati e sostenuti da altri guerriglieri, che alimentano la risonanza dell’incursione con i like, con le condivisioni, con i commenti, con le petizioni e le raccolte di firme. I guerriglieri non sentono il peso delle responsabilità, sono idealisti, non hanno un passato da difendere o di cui tenere conto: sono puro presente, carpe diem. Gli eserciti contro cui combattono i guerriglieri sono invece solidi, pesanti, rigidi, statici, hanno radici che affondano in profondità su terreni che hanno una storia da proteggere e aggiornare: la loro lentezza è determinata dal realismo della ragion di stato e da organizzazioni verticali, ogni mossa sullo scacchiere dev’essere comunicata e approvata, ogni azione dev’essere discussa e timbrata, tutti devono essere informati, tutti sentono la responsabilità delle decisioni, misurano le conseguenze, bilanciano quello che erano, quello che sono e quello che saranno. Quando finalmente arriva l’ordine di sparare un colpo di cannone, il guerrigliero digitale non c’è già più, è scomparso nella boscaglia da cui è venuto, mentre lo squarcio sulla fiancata continua a imbarcare acqua: e la cannonata finisce in mare aperto, nel nulla. Fedez contro la Rai è questo, appunto: l’arte della guerriglia ai tempi dell’iPhone e di Instagram, la potenza di un video virale che rinnova lo sberleffo del “re nudo”, ma soprattutto la velocità di pensiero e azione dell’era digitale. 

gianmarco.mancassola@ilgiornaledivicenza.it

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