La spunta blu

Costruttori e responsabili, quelli veri

Una scena del film "Figli"
Una scena del film "Figli"

"In paesi dinamici ed evoluti, dove la democrazia non è un concetto così imprendibile come da noi, i genitori hanno 25 anni, sono forti, flessibili, giustamente incoscienti. Quando abbiamo avuto Emma avevo 37 anni, e tra i genitori del nido ero detto “Il giovane”; intorno a me, padri di cinquanta o sessant’anni con lo sguardo spento, la lombalgia e l’alito cimiteriale di chi non dorme da mesi. E avevo comunque l’impressione che molti di loro fossero più in forma di me". (Mattia Torre, "Figli")

Questa mattina vorrei elevare al cielo la mia tazza di Earl Grey bollente per celebrare le 55 mamme vicentine che hanno dato alla luce il loro bimbo a dicembre. Quelli sono i figli del lockdown, calendario alla mano. Mentre a Roma c'è un governo appeso alla ricerca dei “costruttori” e dei “responsabili”, io dico che i veri costruttori e i veri responsabili sono i genitori che mentre si scatenava la tempesta perfetta hanno scelto di fare l'unica cosa davvero eroica in questo tempo schiacciato su un eterno angosciante presente, bloccato dalla paura su due mattonelle con su scritto: qui e ora. Quei genitori hanno fatto l'amore (si può ancora scrivere questa parola senza l'autocertificazione? Chiedo per un amico)  e hanno pensato al futuro (pago subito, futuro è una parola non contemplata dai dipiciemme: quant'è? 400, eccoli, tenga il resto). Hanno fatto l'amore e hanno pensato al futuro proprio mentre il resto del mondo non solo non lo faceva e non ci pensava, ma ne era terrorizzato. Lo hanno fatto come i panda allo zoo, rinchiusi nella loro casa-gabbia durante la quarantena di marzo. Anche per questo mi commuovo, come mi commuovo quando vedo il video postato dal giardino zoologico Vattelapesca che ritrae un piccolo pandino che rotola tra canne di bambù artificiali in sedici metri quadrati. A loro andrebbe dedicata una giornata nazionale con picchetto d'onore e fanfara. Al contrario, sembra che di quei neonati non interessi a nessuno in questo Paese che ha abbandonato le famiglie alla Dad, la didattica a distanza, con l'unico fastidio di scoprire che ancora c'è qualcuno senza il wi-fi in camera da letto all'alba del 2021. “Mai così pochi nati da vent'anni” è un titolo passato in cavalleria come tanti altri, ma è la fotografia di un'Italia che non passa giorno senza rosicchiare frammenti di domani per campare oggi: ci siamo dentro tutti in quella fotografia. A Vicenza nascono appena due bimbi al giorno. Quei numeri smentiscono le profezie di chi ironizzava su un boom di nascite perché chiusi in casa che altro volevi fare?, come se fossimo ancora nel mondo “solido” del dopoguerra e non nel mondo “liquido” dei precari, flessibili e incerti anni Duemila. Quel titolo è il risultato inesorabile delle acrobatiche equazioni di un anno sciagurato che ha amplificato le tendenze già in atto, portando in superficie fiumi carsici che scorrevano da un bel po': una famiglia per nascere ha bisogno di fiducia, ha bisogno di non sentirsi sola, ha bisogno di sapere che se qualcosa va storto c'è chi può aiutarla. Non si fanno figli se mentre il mondo va a rotoli la prima cosa decisa per decreto è chiudere le scuole e l'ultima è riaprirle, senza nemmeno prendersi la briga di dire “ci dispiace, ora sono affari vostri” ai papà e alle mamme in attesa di ristori o di cassa integrazione. Ecco perché brindo a voi, 55 mamme di Vicenza, con i vostri compagni o le vostre compagne siete voi i veri “costruttori”, gli unici a cui abbinerei la parola “responsabili” senza dover contorcere il collo o turarmi il naso.

gianmarco.mancassola@ilgiornaledivicenza.it