La spunta blu

Calzini spaiati

Una scena dal film "La pazza gioia"
Una scena dal film "La pazza gioia"

“Siamo due pazze?" "Tecnicamente sì"  (dialogo dal film “La pazza gioia”)
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Passo davanti al bagno e li vedo lì a terra, accanto alla doccia. La mia casa trabocca di calzini. Ce ne sono ovunque, spuntano dagli angoli più insoliti: tra i cuscini del divano, dentro la tasca di un cappotto, uno faceva da segnalibro a una edizione illustrata del “Giro del mondo in 80 giorni”, un altro era arrotolato nell’astuccio tra pennarelli e matite colorate, nessuno sta mai dove deve stare, nei cassetti o nel cestone. E pure questi quattro, abbandonati là in terra, non fanno eccezione. Questa volta, però, i dispersi sono addirittura uno diverso dall’altro. Uno par sorte, direbbe mia nonna. Calzini spaiati. Mi preparo a istruire il processo mentre in tv scorrono le immagini delle consultazioni. C’è Draghi con le sue occhiaie e ci sono gli altri che entrano ed escono, dichiarano prima e dichiarano dopo, si rendono disponibili, vanno lì per ascoltare, sì però, noi con quelli mai, con quegli altri forse, appoggio esterno, lealtà, responsabilità, bene del paese, non cerchiamo poltrone, nessun veto. Sono impalato davanti allo schermo con i calzini in mano. Passano le due complici, li vedono e cinguettano: «Oh, grazie papà, dov’erano?». Sto per caricare il cazziatone, ma loro disinnescano la miccia: «Oggi era la giornata dei calzini spaiati». La bocca mi resta congelata un attimo prima di emettere la prima nota della mia quinta sinfonia. Strizzo gli occhi, corrugo la fronte: «La giornata cosa?». «Dei calzini spaiati, sai, la giornata in cui ci si mette un calzino diverso dall’altro per sensibilare sulla diversità». «Sensibilizzare». «Vabbè, hai capito». Vabbè, ho capito. Me l’ero dimenticato di questa giornata. Non ci avevo dato molta importanza. Non ne avevamo nemmeno parlato a tavola. «E voi com’è che lo sapevate?». «Ne parlano tutti». E dunque era importante e non me n’ero ricordato. Eravamo tutti presi da altro, dalle liturgie romane, dalla rappresentazione sacra del rito delle consultazioni, dall’epifania del nuovo salvatore della patria. Almeno tutti (o quasi) noi adulti. Le cose però non viaggiano sempre nella stessa direzione. A volte seguono traiettorie diverse e strane. A volte non viaggiano nemmeno in coppia, come i calzini spaiati delle mie figlie. Apro il mio cassetto e ne trovo solo di tre colori: blu, grigio e nero. Non ho molto da spaiare, in effetti. Dalla foto di classe della quarta ginnasio, immortalato con pedalini di spugna bianca con il logo dei mondiali di Italia 90, non ho più derogato: blu, grigio o nero. Apro i loro cassetti e ne trovo di ogni colore e fantasia. Molto più facile spaiarli e divertirsi a farlo. Le chat sono bollenti: si stanno scambiando foto di calzini assortiti nei modi più bislacchi. Ridono e mi mostrano, guarda Tizia che pazza e Caio che abbinamento. Mi sbaglierò, ma mi sembra un piccolo grande atto “politico”, una forma di ribellione non tanto al mondo degli adulti, o dei genitori, o degli insegnanti. Reagiscono a modo loro a questo tempo piatto, uniforme, omologato, in cui tutti facciamo le stesse cose perché poche sono le cose che ci è permesso fare. Un tempo pieno di regole e ordini, di divieti e controlli. “Tra bufalo e locomotiva - canta Francesco De Gregori - la differenza salta agli occhi: la locomotiva ha la strada segnata, il bufalo può scartare di lato e cadere”. Sono nell’età dei bufali, ma il virus gli ha costretti a fare le locomotive. Ci si è messo anche il meteo, fuori, a scolorire questo pezzo di inverno, un cielo grigio come i miei calzini. Quelli che ho in mano, invece, sono pennellate di viola, di blu, di rosso, sono stati insieme un giorno, per caso, si sono dati per qualche ora alla “Pazza gioia”, come le protagoniste del film di Paolo Virzì. E non è un caso che l’insubordinazione di questa giornata particolare sia partita dai piedi: lo vediamo anche a occhi chiusi che i ragazzi non ci stanno più dentro le scarpe di piombo di questo mondo al rallentatore, che hanno fretta di vivere giocando, senza percorsi obbligati, mascherine, termometri. Ci vorrebbero le scarpette rosso rubino di Dorothy, la protagonista del “Mago di Oz”: battere i tacchi per tre volte ed essere trasportati per magia dove si desidera. Con i calzini, i ragazzi molto più degli adulti distratti hanno lanciato il loro segnale di fumo e lo hanno fatto con fantasia e colori, per marcare una differenza, una diversità: non siamo tutti uguali e ci va bene così. In tv, intanto, stanno ragionando di maggioranza Ursula, new entry nel gergo parlamentare per descrivere una tavolozza di storie e colori politici diversi e lontani che si mettono insieme per dare vita a un patto di governo. Mi chiedono chi sia questa Ursula e mentre rispondo proietto su qualche parete della mia scatola cranica la scena del bikini di “Agente 007 - Licenza di uccidere”. «Ah, quindi stanno facendo un governo di calzini spaiati». Ci penso su, metto in fila un po’ di volti visti sfilare in questi giorni, un po’ di sigle, di nomi, di giravolte: un calzino verde, uno giallo, uno rosso, uno blu, come quelli che mi sono rimasti in mano. Sì, a quanto pare avremo un governo di calzini spaiati.
gianmarco.mancassola@ilgiornaledivicenza.it