La spunta blu

Benvenuti nella Terra di Mezzo

Una scena dal film "Il Signore degli anelli"
Una scena dal film "Il Signore degli anelli"

“Conosco la metà di voi solo a metà e nutro per meno della metà di voi metà dell’affetto che meritate” (dal film "Il Signore degli anelli - La compagnia dell'anello")

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Benvenuti nella “Terra di mezzo”, dove sembra che la guerra sia finita, ma la pace ancora non c’è. Qui capita di ascoltare nello stesso giorno l’intenzione di riaprire i teatri e la richiesta di un parere per chiudere le scuole; si leggono appelli per un nuovo lockdown e invettive per togliere gli ultimi divieti rimasti. Accade che monti la campagna per riaprire i ristoranti alla sera proprio mentre il bollettino delle 18 si agita come l’ago di un sismografo, descrivendo la risalita del tasso del contagio e dei ricoveri con sintomi gravi. Ci sentiamo al sicuro, protetti dal tepore fuori stagione e dal naturale desiderio di uscire e fare la vita di prima, salvo poi scoprire che davvero al sicuro possono dirsi solo un milione e 390 mila italiani che fin qui hanno ricevuto due dosi di vaccino: sono poco più del 2 per cento della popolazione, troppo poco. E il restante 97 per cento? Aspetta l’immunità in mezzo alla folla, come quelle fotografate nei centri storici all’ora dello struscio, nelle piazze dello spritz, in montagna e persino al mare. Perché questa è la Terra di mezzo: è credere di essere fuori, invece si è ancora dentro. Nella Terra di mezzo non ci sono certezze, le regole sono poche, ci si muove senza bussole, fidandosi dell’istinto, del buon senso, di quello che è rimasto dopo milioni di messaggi e avvertenze: un anno fa con questi numeri chiudevamo tutto, oggi facciamo tutto o quasi e andiamo ovunque o quasi, almeno di giorno. Sin dalla sua apparizione, il virus ha giocato con la nostra percezione della realtà: come un abile illusionista, ci ha fatto credere di essere dove non era e di non essere dove era. Proprio come il sole di questi giorni: sembra primavera, ma primavera ancora non è.

Aperta parentesi: non state leggendo un'invettiva alla voce "in giro c'è troppa gente". Intendo che in giro ci sono stato anch'io, sabato ero in centro con la ferma intenzione di mangiare il primo gelato del nuovo anno. E mentre ero in fila, ho pensato che non ero in mezzo a corso Palladio, ma nella Terra di mezzo: avevo lo scudo (la mascherina) e la spada (il distanziamento), come tutti, ma come tutti mi stavo godendo la bella giornata in piazza e tutti, me compreso, avevamo un'altalenante percezione del pericolo. E nessuno sembrava possedere il "tesssoro" del vaccino. Chiusa parentesi.

Nella Terra di mezzo sono ambientate le vicende de “Il signore degli anelli”: Tolkien scrisse molte volte che si trova sul pianeta Terra, ma è come se fosse collocata a un differente livello di immaginazione. E in fondo è questo che sta accadendo: stiamo attraversando la pandemia persuasi che sia una lunga pausa nelle nostre esistenze tra un prima e un dopo che vorremmo fossero simili se non uguali, senza accorgerci che poco o tanto qualcosa è già cambiato in modo irreversibile. Al gioco degli specchi che illudono e confondono concorre anche l’avvio del nuovo governo: ai silenzi prolungati e meditati nel premier Mario Draghi fanno da controcanto i cicalecci dei partiti di maggioranza, ognuno preoccupato di strappare un pezzo di libertà per il proprio elettorato. Così, la nuova linea di frattura tra destra e sinistra non è tra liberisti aperturisti e rigoristi salutisti, ma è tra i tifosi dei bar dopo le 18 e sostenitori dei teatri: cosa riaprire prima? E come? E quando? Paolo Giordano, nel suo diario della pandemia “Nel contagio”, scrive: «Ho paura dell’azzeramento, ma anche del suo contrario: che la paura passi invano, senza lasciarsi dietro un cambiamento». Già, la paura: ce l’abbiamo ancora la paura o è passata? Lo spirito con cui stiamo attraversando la Terra di mezzo, tra la seconda e la terza ondata, tra il vecchio virus e le sue varianti, ci dice che un anno dopo la paura è evaporata, perché se così fan tutti, senza violare i decreti, perché non lo posso fare pure io? Questa è una guerra di trincea, si vince con la pazienza. Ma nella Terra di mezzo abbiamo molta fretta: perché così fan tutti.

gianmarco.mancassola@ilgiornaledivicenza.it