La spunta blu

Anni ruggenti

Tamara de Lempicka, Autoritratto sulla Bugatti verde, 1925
Tamara de Lempicka, Autoritratto sulla Bugatti verde, 1925

“E così remiamo, barche controcorrente, incessantemente trascinati verso il passato”. (Francis Scott Fitzgerald, “Il Grande Gatsby”)
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Rovistando nel fondo di un cassetto mi sono ritrovato tra le mani il biglietto per “Ritratto di donna”, la mostra allestita in Basilica palladiana poi interrotta dalla pandemia. La prima impressione è che fosse una voce arrivata dal passato, un oggetto piovuto dalla mia vita precedente, come se avessi trovato la scatola con i ricordi d’infanzia che Amelie Poulain rinviene casualmente dietro una mattonella in casa. “Ritratto di donna” era già un progetto acuto e intrigante quando venne presentato, nonostante le alzate di sopracciglia per la debole fama di Ubaldo Oppi, attore protagonista con le sue tele dell’evento in Basilica. Rivista con gli occhiali di un anno dopo, un anno come questo, frattura e frontiera nella storia di tutti noi, quel progetto si colora di sfumature nuove per le assonanze tra gli anni Venti del Novecento, i Roaring Twenties, gli anni ruggenti, e questi anni Venti che abbiamo iniziato ad attraversare mentre il mare intorno a noi è in tempesta. Più di un osservatore ha suggerito parallelismi a un secolo di distanza. Anche allora il mondo usciva da una pestilenza come l’influenza spagnola. Di più, cercava di lasciarsi alle spalle le macerie della prima guerra mondiale. Fu un tempo fortunato per la scienza, la medicina, la ricerca industriale, anche grazie a una attitudine positivista che oggi, sull’onda della pandemia, sembra rialzare la testa, dopo un lungo periodo di processo alle élite dei sapienti e dell’ideologia dell’“uno vale uno”. Sulla scorta di questa fede nel progresso e nello sviluppo, gli anni Venti misero in moto rapidi cambiamenti nella moda, nell’arte, nella musica, nella letteratura, nello stile di vita. L’art deco detta la linea del gusto, il jazz è la colonna sonora, la donna si prende per la prima volta le luci della ribalta sfidando convenzioni sociali e canoni estetici ed etici: le flapper girls ostentano la loro femminilità, si mostrano in pose all'epoca considerate trasgressive, come fumare, bere alcolici o guidare un’automobile da sole. Sono anni esibiti, sensuali, liberi: un’insopprimibile esigenza di rinascita. Con le similitudini mi fermerei qui, perché se negli Stati Uniti il decennio si chiuderà con il proibizionismo e il crollo della Borsa, in Italia viene incubata la dittatura che farà tragicamente scuola in Europa negli anni Trenta. E però non è troppo presto per iniziare a giocare a immaginare che mondo sarà dopo il covid. È possibile se non probabile che all’azione del virus corrisponderà una reazione, come quando in primavera ci si veste di colori dopo aver portato a spasso scale di grigi per le vie dell’inverno. Saranno anni di pieno dopo il vuoto, di corsa a oltrepassare “Quello che non c’è” per citare la canzone perfetta degli Afterhours. Prepariamoci a una risposta alla mortificazione della bellezza di questi mesi, nascosta dietro mascherine e visiere, o compressa in felpe e pigiami, o comunque tenuta a distanza da schermi di telefoni e computer. Sarà una grande passerella in cui esporre quello che abbiamo oscurato e sacrificato. Dopo mesi di clausura, di penitenza, di ascesi, mi giocherei un nichelino che si affaccerà un nuovo edonismo. In questo, oltre che agli anni Venti, il decennio che ci attende potrebbe somigliare (anche) agli anni Ottanta, una parentesi di leggerezza dopo gli anni di Piombo, gli scioperi, le proteste, le violenze, gli attentati. Quali saranno le forme artistiche di questa voglia di leggerezza e di tenerezza? Cercheremo un contraltare alla solitudine, il riscatto del contatto fisico, il bisogno di socialità, di incontro. L’avvio della vaccinazione fotografa il nostro mondo sospeso come un acrobata su una fune appesa nel vuoto della terra di mezzo tra il prima e il dopo: è proprio con la materia dei giorni che stiamo vivendo che verrà plasmato lo spirito del tempo che ci attende nei nuovi anni Venti, l’anima mundi che ci dirà chi siamo.
gianmarco.mancassola@ilgiornaledivicenza.it