La spunta blu

America oggi

Jasper Johns, "Flag"
Jasper Johns, "Flag"

“Noi, il popolo, siamo i padroni legittimi sia del congresso che dei tribunali, non per rovesciare la Costituzione, ma per rovesciare gli uomini che pervertono la Costituzione” (Abraham Lincoln)
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Non riuscivo a staccare gli occhi dal flusso di immagini che arrivavano da Washington, ieri sera. Ero caduto in una sorta di ipnosi, proprio quel genere di ipnosi indotta dal fascino irresistibile delle cose che finiscono, che scivolano o crollano o si sciolgono. E però mentre osservavo come tutti le incredibili scene dell’assalto al Campidoglio, mi scoprivo a strizzare gli occhi per cercare un angolo di visuale corretto e a contorcere la lingua per trovare le parole adeguate a definire quello che stavo vedendo. Se osservavo troppo da vicino finivo per cadere anch’io nella tentazione del grottesco: fenomeni da baraccone raccolti negli angoli più nascosti d’America e portati in primo piano dal Barnum dei nostri giorni, The Donald. Era necessario allora provare ad allargare il campo, a mettersi alla giusta distanza, per cogliere il contesto, per mettere a fuoco i contorni dello spettacolo e poterlo così definire farsa o tragedia. Chiunque sia mai stato da quelle parti sa bene che i luoghi del potere democratico americano appaiono a portata di mano, ma sono irraggiungibili dai comuni mortali privi di autorizzazioni: così vicini, così lontani. E dunque come è stato possibile che quell’improbabile accozzaglia di scappati di casa sia riuscita a penetrare nel cuore della democrazia americana? Com’è stato possibile che abbiano trovato una resistenza così molle da essere tagliata come burro fuso? La gravità sta tutta qui: nell’aver esposto in mondovisione la prima potenza mondiale alle scorribande di qualche centinaio di esagitati sobillati con dolo da Barnum-Trump, nell’aver oscenamente denudato la più antica democrazia e tentato di violentarla davanti agli occhi del mondo.
E dunque come chiamare questa cosa? Sedizione? Eversione? Insurrezione? Golpe? E di cosa si è macchiato Trump: di abuso di credulità popolare o di alto tradimento? “Anatomia di un istante” è una straordinaria inchiesta narrativa sul colpo di stato tentato in Spagna dal colonnello Tejero nel 1981. Anche allora la tentazione sbirciando le immagini in tv fu di derubricare l’assalto al parlamento spagnolo a grottesca messinscena di un vanesio personaggio da operetta. Il merito di Javier Cercas è proprio quello che descrivere la sottile linea sulla quale per alcuni infiniti attimi fu costretta a camminare la fragile democrazia spagnola: di qua il ritorno della dittatura, di là il rafforzamento della democrazia e della libertà; di qua il colpo di stato, di là l’insurrezione fallita. Se Tejero fallì fu per merito di chi rimase al suo posto, riuscendo a isolarlo con pochi gesti e poche parole: il primo ministro Suarez, il vecchio comunista Carrillo, il giovane re Juan Carlos. L’occupazione di Capitol Hill per alcuni lunghi istanti ha fatto camminare gli Stati Uniti su quella stessa sottile linea: se il vicepresidente Pence si fosse voltato dall’altra parte invece di chiedere l’intervento della Guardia nazionale, oggi chiameremmo le cose con altri nomi. Con quell’atto, Pence si è guadagnato un posto nella storia americana, restando al suo posto nell’ora più buia e isolando la follia di Barnum-Trump, togliendole ossigeno fino a soffocarla. Quella telefonata ha il valore di un impeachment: ha premuto il pulsante che spegne le luci sulla pagina più oscena e drammatica della democrazia americana. Joe Biden eredita una nazione a pezzi, sulla quale incombe il senso di una fine, di un declino, di un viale del tramonto: invertire la rotta agli occhi del mondo sarà un’impresa.
gianmarco.mancassola@ilgiornaledivicenza.it