La spunta blu

21 grammi

Due ballerine che si esercitano alla sbarra, Edgar Degas, 1882
Due ballerine che si esercitano alla sbarra, Edgar Degas, 1882

“Terrò per l'anima, come altri per il corpo, un'aggiornata cartella clinica”. (Gesualdo Bufalino, “Il malpensante”)
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“21 grammi” è un film di qualche anno fa, girato da Alejandro González Iñárritu. Prendeva il titolo da un “si dice”. Quando moriamo - si dice - il nostro corpo pesa un po’ meno. Per la precisione, quel meno misura 21 grammi. E quello - si dice - sarebbe il peso dell’anima. 21, come il nuovo anno. Anche se ci vorrà tempo, anche se non subito, anche se solo alla fine, però vorrei che il 2021 si prendesse cura di quei 21 grammi. L’anno che ci lasciamo alle spalle è stato un anno che ha portato il corpo in primo piano, fino a occupare la scena: un anno di materia, di chimica organica, di carne e ossa e sangue, di mucose, termometri e saturimetri, di ossigeno, flebo, aghi, tubi e cannule, un anno in cui abbiamo esposto le piaghe sulla pelle, la fatica, il malessere, il dolore. Il 2020 ci ha portato o riportato con i piedi per terra, ha rimesso al loro posto i significati delle parole, da virale a contagioso, tutto è tornato all’origine, al senso della vita come lotta per la sopravvivenza. È stato un tempo di sacrificio, di rinuncia, di penitenza: un tempo di sottrazione più che di addizione, di perdita più che di conquista. Primum vivere, deinde philosophari. Per curare, preservare, salvare il corpo, abbiamo accettato di mettere in dieta l’anima: musei chiusi, teatri e cinema spenti, zero musica, niente convegni, viaggi solo per lavoro, scuola e università a distanza. C’era da spegnere un incendio, va bene. E però nell’anno che inizia sulle macerie lasciate dall’anno che finisce facciamo spazio a quei 21 grammi, smettiamo di averne paura, troviamo il modo di nutrirli, di allenarli, di curarli, di proteggerli, di farne il simbolo di un anno che ha quel numero nel destino: 21, come il peso dell’anima.

gianmarco.mancassolailgiornaledivicenza.it