Lo spillover della Fed non spaventa i mercati

Spillover non è un termine, reso famoso dallo straordinario libro di David Quammen, che riguarda solo i virus, le pandemie. Perché è vero che, scientificamente, spillover significa “salto interspecifico”, una sorta di fotografia del momento in cui un virus, vedi Covid 19, passa da una specie ospite a un’altra, dal pipistrello all'uomo, per dire. Ma è anche vero che lo spillover è un fenomeno che sta alla base dei vasi comunicanti dell'economia, in particolare da quando la globalizzazione ha trasformato uno starnuto in Cina in una polmonite, absit iniuria verbis, in Europa. Quando poi in Cina si parte già con la polmonite, figurarsi cosa succede qui e in America: un uragano. Basta vedere qual è stato l'impatto del crac di Evergrande, lo sviluppatore immobiliare cinese oberato da oltre 300 miliardi di dollari di debito, per capire come l'economia sia tutta, geograficamente e settorialmente, collegata.

Per questo l'annuncio fatto dal presidente della Fed, Jerome Powell, è di quelli destinati a produrre effetti immediati. Già da novembre, è il succo del discorso anticipato dall'autorità monetaria americana, la Fed rallenterà l'acquisto di titoli di stato e altre obbligazioni. Vale la pena di ricordare che, al momento, Washington compra titoli per 180 miliardi di dollari al mese, di fatto iniettando liquidità nel sistema per favorire la crescita. Cosa che sta facendo da tempo anche la Bce la quale, dai tempi del Quantitative easing griffato Mario Draghi, sta lubrificando le vene dell'economia sottoscrivendo, tra l'altro, i Btp italiani mantenendone a livello zero, o addirittura sottozero a seconda delle scadenze, i tassi d'interesse. Dire, come ha fatto Powell, che ridurranno gli acquisti di bond e che, a stretto giro, alzeranno i tassi d'interesse, equivale, di solito, a gettare nel panico i mercati, abituati alla bonanza di liquidità e al basso costo del denaro. Invece lo spettro del tapering, così si chiama la fase di riduzione di acquisti di titoli, non sembra avere allarmato più di tanto i mercati. E pure lo spread tra Btp e Bund, termometro infallibile per misurare la febbre al paziente Italia, è finito sotto quota 100. La sensazione è che stavolta i mercati abbiano interpretato questa (un tempo) ferale notizia come un auspicato ritorno alla normalità e come un certificato di buona salute dell'economia. Normalità, perché dopo anni di tassi negativi anche le banche potrebbero finalmente aver ritrovato la strada del “vecchio” lavoro (prestare soldi e guadagnarci qualcosa); buona salute, perché dopo un anno e mezzo di Covid l'inflazione che ha riacceso l'economia reale è considerata (per ora) una medicina necessaria che sta facendo effetto. Anche perché i medici che stanno alla Fed e alla Bce sono pronti a correggere la cura in corso. Pronti a controllare l'effetto spillover.

Marino Smiderle

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