Le mille bolle che minano il risparmio Ora si trema per le criptovalute

Ci sono bolle che scoppiano, bolle che non scoppiano, bolle che si sgonfiano e bolle che continuano a vagare più o meno tranquillamente per i mercati. Dalla bolla dei bulbi di tulipani del seicento (scoppiata fragorosamente e rovinosamente) a quella di Ftx, una delle più famose piattaforme di scambio di criptovalute (32 miliardi liquefatti), la storia economica e finanziaria è costellata da una serie infinita di quelli che potremmo definire ascessi di mercato.
Il risparmiatore prudente dovrebbe evitare come la peste questi rigonfiamenti di quotazioni per strumenti il cui valore reale, o almeno verosimile, dovrebbe essere molto inferiore di quello che, come un ascesso improvviso, si gonfia e finisce a drogare listini e aspettative. Facile a dirsi, molto più complicato a farsi. Primo, perché riconoscere di essere di fronte a una bolla finanziaria pronta a scoppiare e a fare “vittime” è molto difficile; secondo, perché fino al momento dello scoppio i solutori più che abili di questi enigmi riescono a speculare e a portare a casa guadagni pazzeschi che fanno gola anche a chi più che abile non è; terzo, perché qualche volta (raramente, ma succede) quella che uno pensa sia una bolla in realtà è davvero una grande occasione di investimento. Nessuno ha la bussola tarata al punto giusto. Come sempre, se uno decide di muoversi in questi mari in tempesta deve avere la consapevolezza delle ondate, a favore o contro, che può incontrare durante la navigazione.
Le imprese tecnologiche che adesso tutti veneriamo e che sono state partorite, come gran parte della rivoluzione digitale, dall’altra parte dell’Atlantico, potevano essere scambiate per bolle ma hanno finito col cambiare il mondo. Amazon, Apple, Facebook, Google, Microsoft sono paragonabili, come effetto, alla rivoluzione industriale esplosa (non come una bolla) tra il 700 e l’800. Ad un certo punto le quotazioni di questi giganti tecnologici parevano eccessivamente elevate se paragonate alle società dell’economia “tradizionale”. Secondo il ragionamento fatto prima, il risparmiatore prudente avrebbe fatto bene a starci lontano, nel timore di dover raccogliere i cocci dopo l’esplosione. In realtà l’esplosione c’è stata, ma in senso inverso: queste società, e diverse altre, hanno rivoluzionato il nostro modo di vivere e, di conseguenza, hanno moltiplicato il proprio valore. È anche vero che nello stesso settore, quello che un tempo chiamavamo della net economy, ci sono state migliaia di fallimenti che hanno bruciato miliardi di capitale. 
Il botto di Ftx adesso ha inferto un colpo potente al settore delle criptovalute. Sistema rivoluzionario di pagamenti o truffa colossale fuori controllo? Probabilmente la verità sta nel mezzo, ma è chiaro che l’opacità di questo mondo di difficile comprensione dovrebbe far drizzare le antenne a coloro che volessero azzardare un investimento con l’obiettivo di percepire potenziali rendimenti favolosi ma col rischio di vedere crollare tutto come un castello di carte. Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, è stato lapidario: «Il bitcoin è una scommessa senza alcun valore intrinseco e chi vuole giocare alle scommesse lo deve fare con attenzione. Possiamo proibire le scommesse, se il Parlamento vuol farlo lo faccia, se invece c’è piacere per il gioco, si giochi ma stiamo attenti». Fate voi.

Marino Smiderle

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