Le azioni care ai social che fanno saltare le teorie liberiste di Adam Smith

Se solo Adam Smith avesse avuto contezza del concetto di “Meme stock” probabilmente la sua incrollabile fiducia nel libero mercato si sarebbe sciolta come neve al sole. Sì, perché il libero mercato ha come base la razionalità dei suoi operatori. Che possono mettere in conto una certa dose di rischio, anche elevata, che possono anche non essere in possesso di tutte le informazioni utili a giudicare la convenienza di un investimento ma che non tollerano certo la follia collettiva.
Di fatto le “Meme stocks”, cioè le azioni che diventano di tendenza, grazie per esempio alla loro esplosione d popolarità nei social e nelle piattaforme di trading on line, per molti investitori non necessariamente professionisti. Basta ricordare il caso di GameStop per avere un’idea di cosa si sta parlando. Dunque, GameStop è una popolare catena di negozi che commercializzano ogni cosa relativa ai videogiochi e a un certo punto, a seguito della crisi pandemica e dei cali di ricavi, gli analisti che seguono il titolo quotato a Wall Street considerano le prospettive di chiusura di diversi negozi e sconsigliano caldamente l’acquisto di queste azioni. E a chi le ha in portafoglio il consiglio è “sell”, cioè vendere. Dalla piattaforma Reddit, un’arena internettiana molto frequentata dove si discute di tutto e quindi anche di finanza, parte l’ordine di ribellione: GameStop è viva e lotta insieme a noi, per cui aiutiamola a ripartire e compriamo le azioni che ci faranno guadagnare tanto. Il tutto mentre i grandi fondi speculativi avevano avviato una gigantesca ondata di vendite allo scoperto per anticipare, se non provocare, il crollo e lucrarci sopra. Milioni di piccoli e medi investitori si sono messi a comprare spingendo le quotazioni del titolo verso livelli siderali, fuori da ogni concepibile valutazione economica sui fondamentali, che restavano precari. Morale della favola, i fondi hanno perso un botto e il “popolo” ha spinto alle stelle una società data per morta (e che comunque non si sentiva molto bene, stando al termometro infallibile dei bilanci).
L’elenco è lungo, a cominciare da BlackBerry, sì, la società che produceva quello smartphone con i tastini piccoli, poi oscurato dai bagliori di Apple: anche questa società è stata spinta dal capezzale di premorienza a una seconda vita di successi indotti dal frastuono sui social. Si potrebbe parlare di moda folle se non fosse che dietro a questi deliri ci sono soldi veri, verissimi. Al punto che sono nati dei fondi Etf specializzati nelle “Meme stocks”: sono dotati di uno speciale algoritmo che setaccia i social e le piattaforme citate per capire quali sono i titoli più citati. Per capirci, non varrebbero niente nelle realtà se non ci fosse il chiacchiericcio globale alimentato pure dallo spirito rivoluzionario. E i fondi investono. Se Adam Smith fosse tra noi darebbe ragione a Karl Marx: i capitalisti hanno venduto la corda con cui finiranno impiccati.  

Marino Smiderle