L'area di sosta delle obbligazioni più conveniente del conto corrente

I conti correnti degli italiani sono ancora pieni di liquidità. Eccezion fatta per i salassi che arriveranno a causa del caro bollette e che sgonfieranno i saldi, per quel che resta converrebbe trovare un parcheggio che consenta di remunerare il capitale. Veniamo da anni di tassi d’interesse negativi, conseguenza della politica monetaria espansiva adottata dalle banche centrali con lo scopo di rilanciare l’economia. L’effetto collaterale più sgradevole di questa grande manovra di rilancio dell’economia, partita col famoso «Whatever it takes» di draghiana memoria, lo stiamo vedendo in questi mesi caratterizzati dall’esplosione dell’inflazione, ormai verso il 10 per cento, che ha indotto le stesse autorità monetarie a stringere le viti alzando i tassi d’interesse.
La slavina che si è abbattuta sui mercati finanziari, visibile a occhio nudo consultando di grafici delle Borse falcidiate da perdite consistenti, nell’ordine del 25-30 per cento da inizio anno, ha portato anche al rialzo dei tassi d’interesse nel mercato obbligazionario. Gli ultimi Bot semestrali con scadenza 31 marzo 2023, per dire, rendono circa il 2 per cento, mentre gli annuali sono al 2,2 per cento. Parliamo certo di rendimenti bassi, ma pur sempre rendimenti, per di più su scadenze molto brevi garantite dall’emittente pubblico. La prima domanda che potrebbe farsi un risparmiatore prudente, allergico a qualsiasi tipo di rischio, è semplice e diretta: meglio tenere i soldi in conto a tasso zero o meglio parcheggiarli per sei mesi e prendere il 2 per cento? La risposta, compatibilmente con gli esborsi sanguinosi incorporati nelle bollette future, dovrebbe essere ovvia.
Più breve è la scadenza, minore è il rischio di volatilità e di svalutazione del titolo in caso di vendita anticipata. Il ragionamento va tenuto ben presente perché adesso il Btp a 5 anni, per dire, rende circa il 4 per cento, mentre quello a 10 anni si è avvicinato al 5 per cento. Da lì in avanti la curva è appiattita, tanto che il Btp trentennale rende più o meno lo stesso del decennale. In ogni caso cominciamo a ragionare su rendimenti a cui un risparmiatore prudente potrebbe guardare con interesse. L’alternativa, lo sappiamo, sta negli Etf e nel risparmio gestito, forse più compatibile con le esigenze del piccolo risparmiatore. Tuttavia, anche in termini di costi e commissioni, sottoscrivere un Btp e riscuotere le cedole fino a scadenza (cassettista) è tornato nei radar, specie in tempi di Borse sbranate dall’Orso. Sia chiaro, si tratta di rendimenti significativi ma non sufficienti a proteggere il capitale dall’erosione dell’inflazione.
Fin qui abbiamo parlato di emittente pubblico, e quindi di titoli di stato, il cui rischio è molto contenuto (anche se non inesistente). Se ci spostiamo nel settore corporate, cioè se andiamo a pescare tra le obbligazioni emesse da società e, in particolare, da banche, possiamo trovare dei rendimenti più elevati, quasi in grado di fare da polizza di assicurazione contro l’inflazione, specie se si sale di scadenza. Si tratta di titoli molto appetiti da investitori istituzionali che, con l’azionario in ambasce, preferiscono spuntare rese certe e piuttosto elevate da debitori ritenuti comunque solvibili. Morale della favola, è tornato il tempo delle obbligazioni, di qualsiasi scadenza o emittente. Un’area di sosta per la liquidità.

Marino Smiderle