E se sarà un Btp si chiamerà Futura ma il migliore investimento ora è il debito

Christine Lagarde, presidente della Bce
Christine Lagarde, presidente della Bce
Christine Lagarde, presidente della Bce
Christine Lagarde, presidente della Bce

Uno si chiede perché sia andata maluccio, o comunque molto meno bene delle precedenti, la collocazione dell’ultimo Btp Futura. Stiamo parlando del titolo di stato con scadenza 12 anni (16 novembre 2033), cedole crescenti, con premio di fedeltà legato all’andamento del Pil italiano, studiato apposta per i piccoli risparmiatori alla ricerca di strumenti finanziari dal rischio contenuto e dal rendimento accettabile. Semplice, è andata maluccio perché si sono alzati forti i venti dell’inflazione. In ottobre, per restare alle latitudini del Vecchio Continente, l’aumento del costo della vita è arrivato al 4,1 per cento, più del doppio rispetto alla soglia individuata come obiettivo dalla Banca centrale Europea.
Vabbè, ma perché “prendersela” con i Btp Futura? In realtà è tutto il comparto obbligazionario a tasso fisso (di cui il Btp Futura fa parte, anche se chi terrà il titolo fino a scadenza potrà avere un maggiorazione più o meno predeterminata) a pagare dazio e il motivo è matematico: se l’inflazione continuerà a correre e, contrariamente a quanto prevedono i (sempre meno) ottimisti, non sarà ristabilita la normalità e scongiurata l’emergenza, le banche centrali saranno costrette a intervenire con gli idranti, vale a dire alzando i tassi d’interesse rischiando così di spegnere il tanto gradito focherello della ripresa. E se si rialzano i tassi, ovvio, scendono i prezzi dei bond, Btp Futura compresi. Ecco spiegato il motivo per cui i risparmiatori hanno sottoscritto “solo” 3,3 miliardi dell’emissione di questo novembre 2021, rispetto agli oltre 6 miliardi della prima tranche uscita nel 2020.
Resta il dilemma che dovranno affrontare, per primi, Jerome Powell a Washington e Christine Lagarde a Francoforte: alzare i tassi per stoppare l’inflazione ma rischiare di affossare così la ripresa, o lasciare i tassi rasoterra ma rischiare di finire travolti dalla spirale dei prezzi? La presidente della Bce ha già anticipato che terrà i tassi fermi nel 2022, mentre il collega della Fed, che deve già affrontare un’inflazione che supera il 6 per cento, ha previsto un progressivo ritocco all’insù. C’è un numerino, anzi, un numerone, che spaventa i mercati e che fa capire perché per molti l’inflazione non sarebbe considerata un nemico così sgradito: il debito complessivo mondiale di Stati, imprese e famiglie è salito l’anno scorso a quota 226 mila miliardi, con un incremento secco di 27 mila  miliardi anno su anno. Chi pagherà mai questo debito? Probabilmente nessuno, ma è chiaro che l’inflazione diventerebbe un gigantesco strumento capace di “cancellare” questo debito decurtandone il valore reale. Riassumendo: gioirebbe chi ha debiti e deve pagare le rate dei mutui, soffrirebbe chi i debiti li ha comprati, come, appunto, i sottoscrittori di Btp. E quindi quale sarebbe ora l’investimento migliore? Semplice, indebitarsi. Sarà per questo che l’Italia sembra che viaggi con il vento in poppa. Ma a chi pensa che sia un’alleata, conviene ricordare che se l'inflazione dovesse scappare di mano non farebbe prigionieri e sarebbero dolori per tutti.  

Marino Smiderle