Cin cin all'anno che verrà tra inflazione e voglia di continuare a correre

Non siamo mai contenti. Alla fine dell'anno scorso tutti ci lamentavamo delle macerie lasciate dai lockdown a singhiozzo che avevano messo in ginocchio interi settori economici. Avevamo ragione di lamentarci, anche perché ancora non avevamo piena coscienza di quanto i vaccini avrebbero finito per dare una grossa mano a riaccendere i motori di industria e commercio. Se noi guardiamo a due numeri chiave per capire come mandare in soffitta il 2021 dell'economia, basti dire che la Borsa italiana è salita del 25 per cento circa e che la crescita del Pil del Belpaese ha superato il 6 per cento. Quanto basta, in tempi normali, per leccarci i baffi e stappare le bottiglie con grandi, ancorché prudenti, aspettative per l'anno che verrà.

E invece siamo qui a leccarci le ferite in anticipo. Anche in questo caso, occorre ammetterlo, più di qualche motivo per preoccuparsi seriamente c'è. A parte la pandemia, che continua a infuriare per quanto egregiamente ostacolata e ridimensionata negli effetti dai vaccini, ad addensare le nubi in vista di questo 2022 già accigliato ci pensa l'inflazione. In particolare, ci pensano i prezzi schizzati verso il cielo dell'energia. Il gas, per citare la materia prima grazie alla quale Putin si permette e fare il bullo con l'Occidente e con l'Europa nello specifico, è aumentato di cinque volte, tanto che quando la bolletta del riscaldamento arriverà nelle case degli italiani a febbraio più di qualcuno rischierà un coccolone. Ma anche nelle imprese che stanno andando a velocità sostenuta, che hanno i portafogli ordini pieni, si sta ragionando sull'effettiva convenienza a soddisfare quegli ordini visto che i prezzi dell'energia potrebbero seriamente far lavorare la struttura in perdita.

I vaccini sono stati così positivi da riaccendere la globalizzazione che pareva finita in terapia intensiva a causa del virus. Sì, perché l'attività economica che sembrava in coma ha ricominciato a galoppare in tutto il mondo, con la conseguenza di scatenare una corsa agli acquisti di materie prime e di prodotti. Un bene, se visto nel medio periodo, un caos inflattivo e incagliato nei colli di bottiglia logistico-planetari se visto nel breve. Mettiamoci sopra il carico delle politiche monetarie eccezionali di rilancio adottate dalle banche centrali, dall'Ue e dai singoli Paesi e il fuoco dell'inflazione pare destinato a diventare un rogo spaventoso destinato a bruciare tutto il denaro “finto” immesso nel sistema dai tempi del Mario Draghi alla Bce, quello del Whatever it takes.

E quindi? Ci stracciamo le vesti prima che ce le strappi di dosso il tornado dei prezzi? Anche no. Ora che la ripresa è partita, ora che abbiamo riempito di impalcature le case italiane grazie al capomastro Bonus 110, si tratta di trovare i piloti giusti nelle stanze del potere politico e monetario del pianeta. Freno, frizione e acceleratore vanno usati con sapienza sia dalle banche centrali che dai governi. Gli animal spirits là fuori sono già scatenati perché vedono all'orizzonte il decennio della rinascita. Il vaccino anti-pessimismo non l'hanno ancora inventato, per ora accontentiamoci di un bel brindisi per accogliere degnamente un 2022 che ha una gran voglia di scattare verso traguardi ambiziosi. Buona corsa a tutti.

Marino Smiderle