Arriva la bufera di normalità e sconvolge i mercati

Volevamo la normalità e la normalità, sotto forma di bufera, è arrivata. Sì, perché il ritorno dei rendimenti positivi nel comparto delle obbligazioni pubbliche e private (la normalità, appunto) è stato accolto dai mercati come il crocevia di una congiuntura intrappolata a metà del guado, tra inflazione e stagnazione, con crolli di Borsa e delle quotazioni dei bond in virtù della stretta adottata, a vario grado, dalle diverse banche centrali del pianeta.Il termometro infallibile dello stato di salute dell’economia italiana è il famigerato spread, il differenziale tra Btp e Bund decennali: più alto è questo differenziale e minore è la fiducia nella capacità dell’Italia di crescere e di sostenere il debito pubblico (arrivato a superare i 2.700 miliardi). In ogni caso, guardando il listino dei titoli di stato, un tempo falcidiato dai rendimenti negativi, oggi il segno meno è praticamente scomparso. Un Btp a 5 anni, per dire, adesso rende a scadenza il 2,8/2,9 per cento lordo, mentre il decennale offre un punto in più, attorno al 3,8 per cento. Il fatto che i tassi salgano, come abbiamo notato in queste settimane di turbolenze sui mercati, non è una notizia granché positiva per gli operatori: il denaro torna a costare di più e per questo il rischio di calo di investimenti e di frenata dell’economia aumenta. Per il signor Rossi, alle prese con l’inflazione che gli “mangia” parte dei risparmi messi da parte, il ritorno di un rendimento nel comparto obbligazionario offre comunque una piccola scialuppa. Resta da capire se sia davvero arrivato il momento di salirci su quella scialuppa.

Detta in altri termini: conviene iniziare a investire nei bond a questi tassi o la fase di rialzo dei tassi d’interesse è solo all’inizio? Sul fatto che le banche centrali siano tornate a considerare l’inflazione il nemico principale ci sono pochi dubbi: il bombardamento di aumenti di tassi deliberati e annunciati per il futuro lo conferma chiaramente. Dall’altra parte per il risparmiatore tenere i soldi liquidi non è più un’opzione indolore, visto che l’inflazione si porta via, al momento, l’8/9 per cento del valore reale del capitale. Accontentarsi di un 3,8 per cento offerto dal Btp a 10 anni può essere meglio di niente, ma occorre avere ben chiaro il rischio che si corre investendo in titoli a tasso fisso con scadenza medio-lunga: in caso di ulteriori aumenti di tasso, più probabili che possibili, il valore del titolo acquistato scende e, in caso di vendita anticipata, le perdite potrebbero vanificare quanto incassato attraverso le cedole semestrali.
Le batoste subite dai listini azionari in queste ultime settimane caratterizzate da una volatilità pazzesca segnalano l’eccessiva incertezza globale: pandemia, guerra, inflazione, banche centrali, materie prime sono tutti ingredienti che rendono impossibile prevedere come si sposteranno le lancette della bussola di un’economia impazzita. La diversificazione, magari sfruttando i momenti di debolezza dei diversi comparti e ricorrendo a strumenti di risparmio gestito per non concentrare il rischio su pochi singoli strumenti finanziari, resta la regola aurea da seguire sempre. Magari senza dimenticare mattoni, beni rifugio e valute. Sarà un’estate calda e non è detto che il... calore finisca a settembre. Il giro in ottovolante è destinato a durare. 

Marino Smiderle