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Ucraina, Palestina e le 59 guerre nel mondo. Va ripresa la bussola dei diritti umani

di Marco Scorzato
marco.scorzato@ilgiornaledivicenza.it
Dopo l'orrore di Hamas in Israele, l'Onu certifica la violazione dei diritti umani a Gaza
Dopo l'orrore di Hamas in Israele, l'Onu certifica la violazione dei diritti umani a Gaza
Dopo l'orrore di Hamas in Israele, l'Onu certifica la violazione dei diritti umani a Gaza
Dopo l'orrore di Hamas in Israele, l'Onu certifica la violazione dei diritti umani a Gaza

"Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti". Recita così l’articolo 1 della Dichiarazione universale dei diritti umani di cui il 10 dicembre si sono celebrati i 75 anni. C’è poco da festeggiare, però. Nei tempi recenti, mai i diritti umani avevano subito una tale regressione come negli ultimi due anni. Negli occhi abbiamo le immagini dell’invasione russa in Ucraina, del massacro di Bucha, dei terroristi di Hamas che fanno macelleria in Israele, della risposta con le bombe su Gaza, con popolazione allo stremo. Bambini e donne uccisi o violentati, i più basilari diritti negati: alla pace, alla sicurezza, al cibo e all’acqua, alla vita. Ma la nostra memoria corta ha già dimenticato la Siria di Assad ma anche i tagliagole dell’Isis.

Onu: oggi nel mondo 59 guerre

L’Onu ha contato 59 guerre guerreggiate in corso nel mondo: cinquantanove! È un orrore che per la gran parte noi tutti ignoriamo, e chissà se davvero ci interessa sapere. Ma ci sono tanti altri diritti negati: le libertà conculcate dalla Cina a Hong Kong e in Tibet; la repressione degli uiguri; i rastrellamenti e le condanne a morte in Iran di uomini e donne che invocano la libertà; le guerre negli Stati africani e la tratta degli esseri umani e le persecuzioni razziali o religiose; la negazione dei diritti civili in Russia e in altri Paesi. L’elenco potrebbe continuare per pagine. E continua anche nel nostro Paese, per altri versi: i femminicidi, Giulia Cecchettin e le altre 105 donne uccise dall’inizio del 2023; certi salari indegni; terre e acque e aria inquinate, a volte con dolo; infanzie violate; la bimba nata da maternità surrogata all’estero, residente nel Vicentino ma apolide: ora la Corte europea dei diritti dell’uomo le ha riconosciuto il diritto alla cittadinanza, perché qualcuno che tutela i diritti umani c’è, in questo caso una Corte, e c’è perché gli Stati l’hanno voluta e riconosciuta. In realtà la grande svolta dei diritti umani, messa nero su bianco quel 10 dicembre 1948 nella Dichiarazione votata dall’assemblea delle Nazioni Unite, sta nel fatto che per la prima volta sono stati posti al centro non gli Stati ma gli individui.

La rivoluzione: gli individui prima degli stati

È questa la grande rivoluzione culturale e istituzionale post-bellica, la nascita di un nuovo paradigma laico e universale. Una nuova bussola che però, pian piano, è stata ammaccata o accantonata. Utopia, diranno gli iper realisti: l’Onu non poteva e non può funzionare, pia illusione, le relazioni internazionali sono un (dis)ordine primitivo, vince il più forte. Sarà illusione, ma se è vero che l’Onu spesso è spuntata, «perché è ciò che gli Stati vogliono che sia», è altrettanto vero che «non c’è alternativa all’Onu, al multilateralismo e alla via istituzionale e giuridica se si vuole costruire la pace». Lo ha ribadito Marco Mascia, Cattedra Unesco diritti umani dell’Università di Padova, nel corso della conferenza nazionale che il 5 dicembre ha riempito l’aula magna del Bo sotto il titolo “La bussola dei diritti umani”. «Gli Stati impongono ai cittadini il rispetto della legalità, e chi non la rispetta è un criminale - ricordava il professore - E gli Stati che violano il diritto internazionale in tutte le sue forme? Dobbiamo chiamarli per quello che sono: Stati criminali». Concetto che pochi hanno il coraggio di pronunciare. Così come la parola “pace”, accantonata per vergogna o per cinismo.

Europa, quale identità?

Persino l’Europa unita, nata come “progetto di pace” - il più ambizioso e coraggioso che il mondo abbia conosciuto - oggi si sta vestendo da “progetto di difesa”, e basti vedere l’incremento delle spese militari degli ultimi mesi. Vero che in certi momenti la pace si salva anche con le armi, e l’Ucraina lo dimostra, ma attenti a non perdere, appunto, la bussola. Ecco perché la Dichiarazione universale dei diritti umani non è un esercizio retorico, ma lo strumento per «costruire la pace». Indica un percorso, che è duplice: quello “alto” delle relazioni internazionali; e quello “basso” delle comunità locali. C’erano anche i Comuni di Vicenza, Padova e Verona alla conferenza del Bo. È a partire dal proprio paese, dagli ambienti di lavoro, dalle famiglie che si concretizzano i diritti umani e quella “dignità dell’individuo” che però proprio lì, nella nostra vita quotidiana, talvolta facciamo mancare.

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